Ad Inferna – Recensione: L’Empire Des Sens

Già attivi da qualche anno sotto il monicker De Profundis, gli Ad Inferna ritornano sulle scene sterzando in modo deciso verso il black sinfonico venato di gothic caro a band come Dimmu Bogir e Cradle Of Filth. Sono proprio questi, insieme ai Limbonic Art degli inizi, i punti di riferimento da tenere ben presenti durante l’ascolto di ‘L’Empire Des Sens’. Sensualità, vampirismo, alternanza di sfuriate e tastiere darkeggianti non rappresentano certo una novità, ma va detto che la band francese ci sa davvero fare, risultando al termine ben al di sopra della maggior parte dei Cradle-clones che hanno ripetutamente tormentato i lettori cd di mezzo mondo. E’ vero che gli ingredienti sono sempre gli stessi, ma la differenza tra un cocktail ben riuscito e una schifezza imbevibile sta spesso nella capacità di dosare con equilibrio. Capacità che gli Ad Inferna dimostrano di aver acquisito con smaliziata esperienza. Colpisce in effetti la cura con cui vengono presi in considerazione anche i minimi particolari, sia in fase di produzione, sia in fase compositiva. Si bada a far filare liscio l’ascolto come una sfera su un piano inclinato, evitando però di cadere nella banalità assoluta e mantenendo sempre una certa ricchezza di argomentazioni. Non val la pena citare singolarmente le songs presenti (ad eccezione di ‘Balturs Tod’, visto che trattasi di una curiosa cover dei black-epic masters Falkenbach), ogni tassello si inserisce nel posto che gli assegnerebbe un demiurgo coscienzioso e ben attento alle esigenze di mercato. D’obbligo le tette in copertina.

Voto recensore
7
Etichetta: Silverdust / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Magistrale Overture / Votre Decheance / Mon Ame Noire / To enter The Tragic Symphony / Vampyric Supremacy / Requiem Fur Sie, Mein Engel / de Prufundis Clama Mortis / Balturs Tod / L’Empire Des Sense / The Final Discharge / Aggressive Supremacy

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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