Saviour Machine – Recensione: Legend III.I

A distanza di tre anni dall’uscita del secondo capitolo i Saviour Machine, finalmente, ci regalano il terzo episodio della saga ‘Legend’. Nonostante il passare del tempo reale sembra invece che l’orologio della band di Jeff e Eric Clayton non si sia mosso di una virgola da ‘Legend II’. Il nuovo ‘Legend III.I’, nonostante i proclami della band e della casa discografica (citiamo: “E’ chiaramente il disco maggiormente orientato alle canzoni, ma anche il più elettrico e diverso della carriera dei Saviour Machine”), la realtà è che le differenze non sono percettibili se non ai più profondi estimatori della formazione americana. E’ vero le chitarre godono di maggiore spazio, ma l’attitudine, lo stile, la concezione stessa della musica è la medesima di sempre. I Saviour Machine sono una band di culto capace di dispensare emozioni intense e uniche a chi ha la fermezza e la costanza di capirli, ma al contempo per la lentezza delle loro progressioni, per l’onirica dimensione in cui sembrano muoversi, per la teatralità dominante del loro modo di proporsi e soprattutto per la marginalità della musica rispetto alla centralità onnipresente della voce di E. Clayton, del pathos, dell’atmosfera, rimangono una band ermetica e di difficile comprensione. L’unicità della loro proposta è anche in questo ‘Legend III.I’ un tratto distintivo imprescindibile. Nessuno ha le loro pause, la loro lentezza, il loro lirismo (che spesso sfocia in vera e propria litania), le loro ripetizioni ossessive e soprattutto la loro evanescenza. Il gothic doom della formazione americana vorrebbe quasi essere una colonna sonora di un film che però vedono solo i Clayton. I diciotto capitoli in cui il disco è diviso, che qualcuno erroneamente vorrebbe chiamare canzoni, sono in realtà un tutt’uno omogeneo, ciascuno con le proprie peculiarità, ma impossibili da estrapolare dal contesto dell’album e forse nemmeno dall’impianto che soggiace all’intera trilogia. Lo dimostra il fatto che nell’album si alternano brani di uno o due minuti ad altri di otre sette fino ad un totale che arriva a sfiorare gli ottanta (avete capito bene: ottanta minuti) di musica. La sensazione fin dal primo ascolto è che se è vero che i Saviour Machine hanno reso un po’ meno ermetica la loro filosofia è altresì vero che il cambiamento è stato minimo e ne ha preservato l’identità salvaguardando un bene prezioso, l’esistenza di una band unica per intensità e profondità. Un disco che consigliamo solo a chi crede che ascoltare musica sia un’esperienza intima, intensa, personale, che ama gli ascolti meditativi, che sa che il metal è anche riflessione e raccogliemento… oltre che ai fan di vecchia data. Ultima nota: come avrete capito questo album non è che la prima metà della terza parte di ‘Legend’. ‘Legend III.II’ è prevista per l’inizio del 2002. Preparatevi ad avere assimilato tutto ‘III.I’ prima di allora, altrimenti non capirete niente del seguito, ci raccomandiamo!

Etichetta: Massacre/Self

Anno: 2001

Tracklist: Twelve-hundred-sixty days
Revelation 13
Legend III.I
The ancient serpent
Abomination of desolation
Image of the beast
Antichrist III: The king of Babylon
The final holocaust
Two witnesses
Three angels
Four trumpets
The locusts
The sixth judgement
The dead sea
Rivers of blood
The plague and the darkness
The fall of Babylon
The end of the age

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Scarletlake

    ” e soprattutto per la marginalità della musica rispetto alla centralità onnipresente della voce di E. Clayton ”

    Non credo proprio che in questo disco la musica sia marginale. Revelation 13 ne è un esempio, con il suo intenso e certosino lavoro di chitarra ispirata ad armonie mediorientali e con la voce di Clayton decisamente in secondo piano.
    Comunque immensi !

    Reply

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