Atreyu – Recensione: Lead Sails Paper Anchor

Un riff pseudo thrasheggiante sgonfio e banale, una ritmica sempliciotta, un attacco vocale privo di mordente e un ritornellino simil emo che affloscia ancora di più un brano già poco avvincente. Così, con ‘Doomsday’, si presenta questa nuova fatica dei sempre troppo valutati Atreyu. Il loro è un suono figlio di poca creatività e molto ruffianeria, che strizza l’occhio alla frangia più commerciale della scena metal-emo-core attuale e cerca allo stesso tempo di accattivarsi le simpatie dei più distratti ammiratori del suono old school (sia esso metal, hard rock o punk-core, crossover). D’altronde l’abbandono dei super suoni pompati del nu metal sembra essere diventato un obbligo per chi vuole proporsi con qualcosa di nuovo (?!) e con i tempi che corrono trovare il singolo giusto può anche bastare per girarsi il pianeta sul jet privato. Non c’è dubbio che il pop-metal di ‘Falling Down’ o ‘Lose It’ potrebbe anche essere la via giusta da seguire, ma in certi casi bisognerebbe ridare valore ad un sentimento come la vergogna. Insomma, gli Atreyu potranno anche andar bene come alternativa hard per i fanciulli che arrivano dai My Chemical Romance e 30 Seconds To Mars, ma per noi vecchi duri dalla birra facile proprio no. Non discutiamo sulla bella forma del prodotto, ma se l’obiettivo è presentare musica pop da classifica allora è meglio andarsi ad ascoltare gente più preparata come Christina Aguilera e Robbie Williams.

Voto recensore
4
Etichetta: Roadrunner / Warner

Anno: 2007

Tracklist:

01. Doomsday

02. Honor

03. Falling Down

04. Becoming The Bull

05. Lose It

06. Two Becomes One

07. No One Cares

08. Can’t Happen Here

09. Slow Burn

10. Blow

11. Lead Sails (And A Paper Anchor)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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