Audrey Horne – Recensione: Le Fol

Difficile da inquadrare la proposta dei norvegesi Adurey Horne, ancora di più se pensate che della partita sono membri di Enslaved, Sahg e Gorgoroth. Nulla a che vedere con l’estremo comunque, si tratta più che altro di hard rock moderno o post rock se preferite, ma con bagaglio di idee sorprendenti che non permette l’affiliazione definitiva a nessuna categoria precisa. Non inventano praticamente nulla, ma frullano le loro influenze di continuo rimanendo inafferrabili e puntando così di fatto sulla qualità delle singole canzoni. Ovvio che queste ultime siano a volte piuttosto distanti tra di loro e spesso sorprendenti, pur mantenendo una struttura sufficientemente semplice. E’ che ci si sente confusi quando un brano inizia con una chitarra grassa che ricorda i Melvins, ma il coro sembra preso dagli Him, un altro ha una strofa alla Faith No More e si apre in un ritornello che rimanda ai Fates Warning. E dopo qualche minuto ci si ritrova a pensare agli Alice In Chains e agli Incubus. Sembrerebbe una cosa mostruosa detta così, ma i nostri riescono a farla funzionare in modo dannatamente fluido. Era dai tempi dei migliori Pyogenesis che non si ascoltava una band tanto poliedrica nella sua essenzialità. Ci sono brani che potrebbero entrare tranquillamente negli airplay internazionali per la loro facilità, eppure riescono spesso a riservare qualche sorpresa. Non tutte le song sono però dello stesso livello e soprattutto nella seconda parte del disco arriva l’impressione che qualche forzatura l’abbiano fatta per farci entrare tutta sta quantità di roba nello spazio angusto di un solo album. Nel complesso c’è parecchio di che essere contenti però. Se poi vi fermate ad ascoltare piccoli capolavori di gusto e modernità come “Threshold”, “Last Chance For a Serenade” o “Monster” non avrete dubbi di aver speso bene il tempo dedicato loro.

Voto recensore
7
Etichetta: Indie Recordings / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01.Last Chance for a Serenade

02.Jaws

03.Last Call

04.Threshold

05.Monster

06.Afterglow

07.In the End

08.Pretty Girls Make Graves

09.Bright Lights

10.Hell Hath No Fury

11.Wish You Well

12.So Long Euphoria


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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