Latitudes – Recensione: Old Sunlight

Un disco interessante questo “Old Sunlight”, terza prova sulla lunga distanza degli inglesi Latitudes. Il five-piece di Londra è dedito a una di quelle tipologie di metal evoluto e ricco di contaminazioni tanto spesso ridotto al denominatore comune del “post”, che in realtà riassume sludge atmosferico, progressive e soluzioni d’avanguardia.

Le sonorità dei londinesi sono senza dubbio figlie degli Isis, ma anche dei Pelican e dei Cult Of Luna, elaborate però in modo piuttosto personale e per quanto un genere a volte considerato elitario e addirittura un po’ altezzoso parrebbe escluderlo, intriganti.

“Old Sunlight” pone infatti molta cura nell’offrire forme canzone ben delineate e non indigeribili, sebbene le strutture siano dinamiche e ricche di variazioni ritmiche. Le melodie portanti sono piacevoli e la loro fruibilità è motivata spesso dalle presenza dei synth del bravo Rich Harper.

L’album è quasi completamente strumentale, l’utilizzo della voce è relegato a dei brevi passaggi dove il cantato appare come una sorta di ausilio all’andamento del pezzo disegnato dagli altri strumenti. Il disco dà poi un lustro particolare ai dialoghi tra le chitarre di Tim Blyth e Adam Crowley, che evidenziano sia i momenti più “sporchi” di matrice sludge (“Ordalian”, “Gyre”), sia le melodie più ariose di brani come “Body Within A Body” e “Altarpieces”.

Una menzione anche alla sezione ritmica composta dal bassista Jon Lyon e dal batterista Mike Davies, entrambi dotati di un estro che garantisce un valido accompagnamento alle strutture dell’album, dove la fantasia compositiva che appartiene a questo panorama incontra una costante orecchiabilità. Ribadiamo dunque la bontà della prova del collettivo inglese, autore di un platter personale e ricco di influenze, ma altrettanto gradevole.

Latitudes - Sunlight

Voto recensore
7
Etichetta: Debemur Morti Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Ordalian 02. Body Within A Body 03. Amnio 04. Gyre 05. In Rushes Bound 06. Altarpieces 07. Quandry
Sito Web: https://www.facebook.com/Latitudesmusic/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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