Corrections House – Recensione: Last City Zero

Per gli appassionati delle sonorità post-core l’esistenza stessa dei Corrections House è di per sé un evento storico: Mike IX Williams (Eyehategod), Scott Kelly (Neurosis), Bruce Lamont (Yakuza) e Sanford Parker (Minsk) sono infatti tra i musicisti più influenti e attivi della scena, artefici di alcuni dei capolavori indiscussi del genere. La possibilità di ascoltarli riuniti in un unico progetto è quindi un sogno divenuto realtà.

Realtà quanto mai profonda e inquietante, come si poteva immaginare, e come conferma l’ascolto del primo album, “Last City Zero”, naturalmente edito da Neurot Recordings, casa madre delle migliori sperimentazioni sludge, doom, drone, industrial. Tutti termini ed espressività che ritroviamo appieno nei sulfurei microsolchi incisi dai Corrections House, in un incredibile caleidoscopio di decomposizioni meccaniche, anomalie atmosferiche e putrefazioni poetiche.

Già, perché i Corrections House suonano prima di tutto come un manifesto (epitaffio?) di un mondo e di una società irrimediabilmente oltre l’orlo di un abisso, la cui necessaria colonna sonora è degnamente rappresentata da questa cooperazione di anime perse, da anni sulle tracce della propria redenzione/dannazione in musica.

Disco per forza di cose duro, oscuro e ostico, “Last City Zero” colpisce soprattutto per l’estrema lucidità mentale con cui fotografa e ghermisce questo status quo, sistematicamente analizzato e decostruito attraverso graffianti rasoiate metal (“Bullets And Graves”) e lividi rumorismi industriali (“Drapes Hung By Jesus”).

Le passate e presenti esperienze di ogni membro fluiscono al servizio dell’ambizioso intento espressivo prescelto, come il sempre stupendo sax di Lamont, lo spirito folk di Kelly (“Run Through The Night”) e l’iconoclastia punk di Williams, fondamentali tasselli di questi otto intensissimi brani, che sintetizzano in tre quarti d’ora una vera odissea nel suono e nello spirito di un genere.

Ovviamente prodotto dal guru del suono Sanford Parker, “Last City Zero” vive costantemente di estremi contrasti senza vie mediane, ribadendo a ogni svolta l’impetuosa urgenza comunicativa da cui nasce. Con questo loro debutto i Corrections House fanno tabula rasa attorno a se, forgiando un nuovo termine di paragone per tutto quanto riguardi o si ritenga post-core sperimentale.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Neurot Recordings

Anno: 2013

Tracklist:

01. Serve Or Survive

02. Bullets And Graves

03. Party Leg And Three Fingers

04. Run Through The Night

05. Dirt Poor And Mentally Ill

06. Hallows Of The Stream

07. LastCity Zero

08. Drapes Hung By Jesus


Sito Web: https://www.facebook.com/CorrectionsHouse

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