Lamb Of God – Recensione: Lamb of God

A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro in studio, fanno il loro ritorno sulla scena i Lamb of God. Per l’occasione, la band statunitense decide di utilizzare il proprio monicker come titolo dell’album e la scelta non appare casuale: dopo la defezione dello storico batterista Chris Adler, il gruppo sembra voler rimarcare che questi sono i “veri” Lamb of God. Per dimostrarlo, incidono dieci tracce solide e potenti che faranno la gioia di tanti appassionati di musica estrema.

Dopo essere stato posticipato a causa dell’emergenza Coronavirus, questo nuovo platter esce sotto l’egida di Nuclear Blast e si presenta come un blocco omogeneo e splendidamente prodotto. Se avete apprezzato il precedente “VII: Sturm Und Drang”, non resterete delusi nemmeno questa volta: il combo a stelle e strisce predilige mid-tempo dannatamente groovy su cui poggiare la splendida ugola di Randy Blythe, protagonista dell’ennesima prova convincente. Alla lunga, la versatilità della sua voce e le tante soluzioni adoperate nel corso dei quarantaquattro minuti del disco sono un valore aggiunto che permette ai Lamb of God di continuare a mantenere una posizione di primissimo piano nella scena musicale contemporanea.

Tornando ai brani, tocca a “Memento Mori” aprire le danze e offrire sin dalle prime note la cifra stilistica di questo disco: quello che ascoltiamo è un pezzo dal tiro immediato, diretto, con un rifframa ben strutturato che richiede più di qualche ascolto per essere apprezzate nelle sue sfaccettature. Di Blythe abbiamo già detto e non possiamo non lodare anche la prova dei due chitarristi Mark Morton e Willie Adler, e della new entry Arturo “Art” Cruz, vera macchina da guerra dietro le pelli.

Il disco procede spedito brano dopo brano, mantenendo un’attitudine rabbiosa e sfrontata lungo tutta la sua durata. Tra i punti più alti del disco segnaliamo, oltre all’opener, anche “New Colossal Hate”, la slayerana “Poison Dream” (con ospite il cantante Jamey Jatsa degli Hatebreed), la devastante “Routes” (con il contributo di Chuck Billy dei Testament al microfono) e “Reality Bath”, con il suo piglio oscuro.

Pur presentando un sound travolgente, sfoggiando doti tecniche notevoli e una manciata di brani che sapranno conquistarvi anche dal vivo, i Lamb of God non riescono a sferrare la zampate vincente che permetterebbe al disco di fare il salto di qualità. Tutte le composizioni si assestano su un livello più che sufficiente ma alla lunga denunciano una certa ripetitività rischia di annoiare l’ascoltatore.

Viste le forze schierate in campo, è un vero peccato non poter tessere le lodi di un disco dei Lamb of God.

Lamb Of God - Lamb Of God, copertina
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2020

Tracklist: 01. Memento Mori 02. Checkmate 03. Gears 04. Reality Bath 05. New Colossal Hate 06. Resurrection Man 07. Poison Dream (feat. Jamey Jasta) 08. Routes (feat. Chuck Billy) 09. Bloodshot Eyes 10. On The Hook
Sito Web: https://www.lamb-of-god.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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