Koritni – Recensione: Lady Luck

Se Lex Koritni non fosse nato nel 1984, ma una ventina di anni prima, e avesse pubblicato “Lady Luck”all’incirca nell’anno in cui è nato, probabilmente sarebbe diventato un artista molto acclamato della scena rock californiana, pur essendo lui nato in Australia e abbia formato un gruppo composto principalmente da musicisti europei. Adesso, in un momento in cui il rock sta tornando alla ribalta, soprattutto in virtù di diverse reunion più o meno clamorose, le sue sonorità traboccanti di solare vitalità e di entusiasmo giovanile, e la sua voce grezza e graffiante rischiano di passare inosservati, ma ci auguriamo che ciò non accada. Il disco propone un hard rock molto vivace, leggermente influenzato in alcune sue parti dal blues, abbastanza essenziale e diretto per quanto riguarda la strumentazione e gli arrangiamenti, con una voce che ricorda abbastanza da vicino quella di Jeff Keith dei Tesla nei suoi momenti più rock. Non ci sono vere e proprie ballad, infatti, e anche ‘Ain’t No Love Song’, il cui titolo potrebbe trarre in inganno, nella sua malinconia trattenuta si rivela essere semplicemente un blues leggero, impreziosito da un buon assolo di chitarra finale e da alcuni cori femminili molto efficaci.

Anche i restanti brani trasmettono in generale l’idea di un gruppo con dentro una grande carica e una gran voglia di spaccare il mondo; partendo da ‘Heaven Again’ per arrivare alla veloce title-track, passando per brani pieni di spunti interessanti proposti in primo luogo dalle chitarre, come accade in ‘Not Your Man’ e in ‘Sick Again’, il messaggio generale è quello di una concezione allegra e priva di preoccupazioni della vita, di un mondo in cui le difficoltà si superano, basta pensare positivo e credere che ce la si farà. Non c’è bisogno di fronzoli eccessivi, anche a livello vocale predomina la voce di Lex Koritni, i cori sono quasi del tutto assenti, eppure, da questa struttura scarna e da questa manciata di canzoni piuttosto brevi scaturisce un effetto decisamente positivo. Tutto questo, e molto altro, è contenuto in poco più di 40 minuti di disco, che scorrono via veloci ed hanno la caratteristica, come accadeva per altri album celebri risalenti sempre ad una ventina di anni fa, di invogliare ad un secondo ascolto non appena si conclude il primo. Un risultato davvero notevole, quindi, sotto tutti i punti di vista.

Voto recensore
7
Etichetta: Bad Reputation / Frontiers

Anno: 2007

Tracklist:

01. Red Light Joint
02. Under The Overpass
03. Heaven Again
04. Highway Dream
05. Never Say Goodybe
06. Sick Again
07. Not Your Man
08. I See The Light
09. Starving Fast
10. Lady Luck
11. Got To Get You Into My Life
12. Ain’t No Love Song


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