Pere Ubu – Recensione: Lady From Shanghai

Ritornano i Pere Ubu, a ben trentacinque anni di distanza dal primo e fondamentale studio album “The Modern Dance” (1978) ed una pausa durata più di un lustro. Il come-back della band, o meglio dell’eclettico David Thomas, che di fatto è l’unico membro ufficiale, vede il nostro alle prese con ciò che gli riesce meglio, ossia una riproposizione del post-punk in veste minimal che incontra una dance intelligente (non c’è niente di ballabile in “Lady From Shanghai”, state tranquilli), anzi, una “dance music fixed”, parole che il nostro utilizza per descrivere il quindicesimo episodio di una delle discografie più sui generis di questo panorama. Il nuovo disco griffato Pere Ubu non propone in realtà elementi tanto innovativi o fuori dagli schemi (parliamo degli schemi fuorvianti del gruppo, sia chiaro), ma ancora una volta Mr. Thomas svolge il suo lavoro ad alti livelli. “Lady From Shanghai” è un disco spoglio nella sua natura elementare, eppure variegato. I brani possiedono un’essenza plumbea che deriva direttamente dalla darkwave e si svolgono lungo un percorso costellato dalla noise, dato da continui, dissonanti e oscuri ricami elettronici. La componente proto-punk che distingue i nostri non manca, è ovvio, va cercata nelle pulsazioni del basso e nelle distorsioni delle chitarre, che pur in secondo piano accompagnano i brani con prestazioni vigorose. Un ascolto spiazzante che inizia con “Thanks”, sorta di cover in cui i Pere Ubu destrutturano il brano dance “Ring My Bell” di Anita Ward (1979) trasformandolo in un lamentoso episodio ritualistico, proseguendo con momenti “nerissimi” attraversati da ululati sintetici e una voce sfacciatamente ironica à la Johnny Rotten. L’abrasiva “Musicians Are Scum” e la violenta decadenza di “Lampshade Man”, figurano tra le parentesi più riuscite dell’album, nuova idea di un musicista che proprio non ci sta ad adeguarsi a canoni espressivi immobili. Il rischio è quello di riproporre in continuazione il proprio lavoro di ricerca, il pregio è quello di saperlo fare maledettamente bene.

Voto recensore
7
Etichetta: Fire Records

Anno: 2013

Tracklist:

 

01.  Thanks (02:15)
02.  Free White (02:29)
03.  Feuksley Ma'am, The Hearing (05:12)
04.  Mandy (07:14)
05.  And Then Nothing Happened (04:14)
06.  Musicians Are Scum (03:33)
07.  Another One (Maybellene) (02:48)
08.  Road Trip Of Bipasha Ahmed (04:13)
09.  Lampshade Man (06:21)
10.  414 Seconds (06:49)
11.  The Carpenter Sun (06.03)


Sito Web: http://ubuprojex.net/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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