Lacuna Coil – Recensione: Delirium

Tornano i Lacuna Coil con un nuovo album, “Delirium”, composto da undici tracce nella standard edition e che arriva dopo qualche cambiamento interno che ha visto la defezione del chitarrista Maus, al momento sostituito per la parte live da Diego Cavallotti (qui presente con gli assoli di “My Demons” e “Ultima Ratio”): un concept centrale che riguarda la salute mentale nelle sue sfaccettature e che le immagini suggestive che accompagnano l’album riescono a introdurre in ottima maniera.

L’apertura di “The House Of Shame” è spiazzante: un tappeto di eterei synth introduce un growl portentoso di Andrea Ferro e un passaggio lugubre che apre la strada a un suono di chitarre parecchio ribassate: bisogna aspettare il bridge per la voce di Cristina Scabbia che riesce a dare ancora più tensione fino all’apertura del ritornello, su percorsi melodici sottolineati da tastiere epiche. Un suono più djent, con l’assolo affidato a Marco Barusso (sound engineer dell’album), primo di una serie di ospiti di questo “Delirium”.

Il suono che esce è potentissimo, in bilico fra pulizia di stamo americano e un vago sentore svedese, probabilmente dettato anche dalla piega più pesante che ha preso la proposta sonora (da citare il resto della truppa, ovvero Marco “Maki” Coti-Zelati a chitarre, basso e synth e Ryan Blake Folden alla batteria) : tutto in generale è più oscuro, pur mantenendo il marchio di fabbrica del gruppo con le linee vocali (questa volta i due cantanti si sono trovati ad affrontare nuove sfide per le proprie corde vocali, incupendo il growl da una parte e cantando su ottave più alte dall’altra) che si intrecciano e riescono a dare ulteriore vita alle composizioni: esemplare da questo punto di vista è la successiva “Broken Things” con una suadente melodia vocale e il ritornello dove la voce fa da contrappunto alle chitarre e intensifica la cattiveria nella parte finale.

La title-track  è un pezzo pià classico per la modalità in cui le corde vocali duettano mentre “Blood, Tears, Dust” è caratterizzata dall’assolo di Mark Vollelunga dei Nothing More e da un finale epico e trionfale; “Downfall” è meno tirata, più melodica, con synth che vengono sostituiti dalla chitarra e la comparsata di Myles Kennedy a imbastire un assolo degno di nota; inquietante ed ipnotica “Take Me Home”, con la sua fiastrocca iniziale che viene ripresa anche alla fine dando il senso di circolarità a un pezzo che rievoca un carosello per bambini fra effetti elettronici, il basso che accompagnala voce di Cristina e la capacità di farsi ricordare subito.

“You Love Me ‘Cause I Hate You” dimostra la padronanza del gruppo nel riuscire ad amalgamare i vari elementi in gioco e ad alternare le atmosfere fra cantati/recitati e parti più pompate in una successione di pienie vuoti; “Ghost In The Mist”, affascinante fin dal titolo, si rivela essere una delle tracce migliori così come “My Demons” e “Claustrophobia” con la sua base pesante, l’assolo di Alessandro La Porta e le melodie ricchissime che riescono a far salire la tensione, ulteriore dimostrazione della capacità di mantenere viva l’attenzione per tutta la durata dell’album. Chiusura affidata a “Ultima Ratio” dove un’accelerata iniziale di batteria e la voce rabbiosa caratterizzano il pezzo posto a sigillo finale di questo “Delirium”.

Un prodotto che non rinnega le radici e la storia del gruppo, ma che dimostra una crescita ulteriore e cerca di raggiungere più alti livelli tecnici e compositivi in una sfida personale pienamente superata: un album che pone i Lacuna Coil ancora più in evidenza nel panorama mondiale del 2016, in grado di aver ben pochi rivali in un genere tutt’altro che banale e scontato da comporre e suonare.

Lacuna Coil - Delirium

Voto recensore
8,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The House Of Shame 02. Broken Things 03. Delirium 04. Blood, Tears, Dust 05. Downfall 06. Take Me Home 07. You Love Me ‘Cause I Hate You 08. Ghost In The Mist 09. My Demons 10. Claustrophobia 11. Ultima Ratio
Sito Web: http://www.lacunacoil.it/

Fabio Meschiari

view all posts

Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login