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Labyrinth – Recensione: Architecture Of God

Mancavano solo loro all’appello ed è giusto che, in questo 2017 così ricco di ritorni, ci fossero anche loro. Era il 2010 quando, come un fulmine a ciel sereno, apprendemmo che i nostrani Labyrinth si sarebbero presi una pausa a tempo indefinito dopo la pubblicazione di un ottimo – e sotto tanti aspetti difficile –  album come Return To Heaven Denied, Part. 2 – A Midnight Autumn Dream”. Sotto il profilo commerciale sette anni di silenzio possono decretare la fine di un progetto musicale, ma non per i Labyrinth che, come successo spesso anche in passato, sono tornati più in forma che mai con un nuovo disco, “Architecture Of God”.

Una line-up nuova di zecca – che vede il batterista John Macaluso, il tastierista Oleg Smirnoff e il bassista Nik Mazzucconi unirsi alle colonne portanti Roberto Tiranti (voce), Olaf Thorsen e Andrea Cantarelli (chitarra) – per il disco più maturo e riuscito dell’intera discografia dei nostri. Un disco che, per freschezza e immediatezza, crea un ponte ideale con quella pietra miliare che risponde al nome di “Return To Heaven Denied”, filtrato attraverso la crescita e le esperienze maturate in questi oltre venti anni di carriera. Basta far partire il disco e lasciarsi travolgere dall’openerBullets”, un brano che racchiude al suo interno tutte le peculiarità della band: la strofa sorretta da un riff veloce e potente; il ritornello dal ritmo rallentato e dalla forte componente espressiva in cui sfruttare la versatilità di Tiranti; la sezione centrale dal mood più progressive, in cui lasciar scatenare la chitarra di Thorsen e Cantarelli e le tastiere di Smirnoff.

Nemmeno il tempo di esultare per questo ottimo brano che subito troviamo “Still Alive”, traccia che ci permette di tirare un attimo il fiato, un mid-tempo in cui lo spiccato gusto melodico dei Labyrinth emerge prepotente, sorretto dall’ennesima ottima interpretazione di Tiranti (sarà così per tutto il disco). “Architecture Of God” prosegue la sua inarrestabile marcia alternando episodi più energici e dirompenti – “Take On My Legacy”, “Stardust And Ashes” –  ad altri in cui mescolare le diverse anime della band, in particolare quella più articolata e progressive come succede in “A New Dream”, nella title track, in “We Belong To Yesterday” e nella toccante ballad “Those Days”. Non mancano momenti più particolari come la strumentale “Random Logic” (che ci introduce alla title track) e “Children“, altro brano dance riadattato dai Labyrinth, nella tradizione dei precedenti esperimenti, ovvero “Vertigo” apparso nel debut album “No Limits” e “Feel” in “Return to Heaven Denied“.

Una cornucopia di emozioni e immagini evocative in cui esaltare la grande prestazione dietro al microfono di Tiranti, il grande affiatamento di Thorsen e Cantarelli, l’estro e la maestria di Smirnoff, e la solidità di una sezione ritmica sempre sugli scudi. Non possiamo parlare di capolavoro, ma ci siamo veramente vicini. Salutiamo il ritorno dei Labyrinth con un disco di assoluto valore, che saprà far rivivere ai fan emozioni mai spente e, soprattutto, conquistarne nuovi grazie a un prodotto ispirato e convincete. Bentornati ragazzi, ci siete mancati!

Voto recensore
8,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2017

Tracklist: 1. Bullets 2. Still Alive 3. Take On My Legacy 4. A New Dream 5. Someone Says 6. Random Logic 7. Architecture of a God 8. Children 9. Those Days 10. We Belong To Yesterday 11. Stardust and Ashes 12. Diamond
Sito Web: https://www.facebook.com/labyrinthitaly/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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  1. Pepa

    Grandes estos Labyrinth. La mejor banda de Italia. Saludos desde España

    Reply

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