Arcturus – Recensione: La Masquerade Infernale

Evoluzione. Concetto di difficile trattazione in ambito musicale: è infatti decisamente labile il confine tra due interpretazioni diametralmente opposte, la prima volta alla ricerca sperimentale e all’innovazione del proprio sound, l’altra pura e mera scelta di vie d’accesso al circo del mainstream.

Nel caso degli Arcturus la strada intrapresa risulta essere indubbiamente la prima: ecco dunque che le origini black metal lasciano spazio (salvo in alcuni brevi momenti) a composizioni più elaborate che abbandonano la violenza marcia del minimalismo tipico del black, assestandosi su binari fortemente progressivi, nel vero senso del termine. E’ un’atmosfera solenne, portatrice di un mistico spirito tragico, quella che avvolge gli otto brani del disco, capace di rievocare il fascinoso mondo della Grecia antica, trasportando l’ascoltatore attraverso un concept lirico dallo sfondo religioso-fantastico, una ipotetica danza del Diavolo in cerca della sua essenza.

Da un punto di vista visivo l’album può esser associato ad una rappresentazione teatrale, dalle connotazioni drammatiche e operistiche, grazie all’uso delle tastiere (come nella meravigliosa ‘Ad Astra‘), davvero efficaci nella loro funzione trainante e dall’interpretazione vocale di Garm, alquanto suggestiva ed evocativa. ‘La Masquerade Infernale‘ (di cui è in uscita la ristampa ad opera della Candlelight) non è solamente un lavoro di eccelso valore artistico, ma si è rivelato fondamentale crocevia per l’affermarsi di un’attitudine sperimentale nuova per la musica estrema, portando quest’ultima in territori prima impensabili, grazie ad una mancanza di restrizioni e di confini. Senza dimenticare la serie di vittime da emulazione che ha seminato ai suoi piedi.

Etichetta: Music For Nations

Anno: 1997

Tracklist:

Master Of Disguise
Ad Astra
The Chaos Path
La Masquerade Infernale
Alone
The Throne Of Tragedy
Painting My Horror
Of Nails And Sinners


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