Krux – Recensione: Krux

Difficile prevedere cosa potrebbe venir fuori da un gruppo tutto made in Sweden frutto dell’incontro tra il bassista e mastermind dei Candlemass Leif Edling, la sezione ritmica degli Entombed (Jörgen Sandström e Peter Stjärnvind) e, alla voce, quel Mats Leven già singer di Malmsteen e, soprattutto, di Abstrakt Algebra. Di certo nulla di lontanamente scorrevole o di facilmente fruibile, quanto piuttosto una creatura ibrida, multiforme, possente e massiccia nella presenza eppur sfuggente nei contorni. Di sonorità corpose e di ritmiche doomeggianti come quelle di ‘Black Room’ ce ne sarebbero anche in giro, magari non altrettanto pregnanti; e che destino riservare invece ad una brano come ‘Krux’, in cui i punti di riferimento spuntano dal nulla e poi in quel nulla sfumano lasciandoci addosso una diffusa sensazione di irrequietezza? In realtà non c’è tempo e modo di cercare una risposta plausibile, perché già lì dove ‘Sibiria’ si apre come una feritoia densa di suggestioni acustiche in un muro di cinta che racchiude al suo interno echi psichedelici sempre più persistenti affiancati da evocazioni oscure e maestose (‘Omfalos), ‘Evel Rifaz’ valica qualsiasi barriera annichilendo con calma e raziocinio le differenti varianti strutturali. Mancherebbero solo organi e sintetizzatori a completare l’opera di sistematico smantellamento degli odierni canoni metal, che sia esso di matrice heavy o doom piuttosto che epica o progressiva non credo ci interessi, ed ecco che il vuoto si colma come per incanto quando Edling e compagni decidono di offrirci grazie a ‘Lunachod’ la loro personale visione della sessantiana corsa allo spazio in chiave sovietica, con un guizzo che unisce gli Urali alla Luna grazie al leggendario Sputnik. Sarebbe davvero questo il prodotto di una fusione così ardita, così spiazzante (non per moda ma per vocazione e quasi per necessità), così anacronisticamente avanti nel suo tentativo di rielaborare sonorità brevettate in anni lontani ed in contesti oggi improponibili? E se la chiave di decodifica di questo mostruoso trattato redatto in una lingua che pare sconosciuta albergasse nei deliranti quanto semplicissimi 90 secondi finali?

Etichetta: Mascot / Edel

Anno: 2003

Tracklist: Black Room / Krux / Nimis / Sibiria / Omfalos / Enigma EZB / Popocatépetl / Evel Rifaz / Lunochod I) Sputnik 2 II) Ural III) Space Nation Mother Russia IV) Oceanus Procellarum V) Moon/Doom (Luna 1721) VI) Sputnik 1 VII) Bring Me The Head Of Nikita Chrusjtjov

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