Khold – Recensione: Krek

Chi ha detto che il black metal deve essere necessariamente grezzo e senza compromessi per essere tale? I Khold, (che ritornano sul mercato discografico con ‘Krek’, quarto studio album) sembrano aver assimilato molto bene la lezione impartita dai Satyricon del periodo ‘Rebel Extravaganza’, offendo un platter che pur legato ad un background black non disdegna una ricerca sonora che si manifesta attraverso episodi carichi di groove e trascinanti per l’ascoltatore.

Ne abbiamo un immediato esempio nella titletrack, che apre il disco con dei ritmi veloci ma assimilabili, arricchiti da una parentesi thrash al centro della canzone. La successiva ‘Blod Of Blek’, con i suoi riff corposi e distorti ricorda quasi i Sepultura di ‘Roots’, mentre per ‘Byrde’ si potrebbe azzardare il termine “black’n’roll”, dati i suoi riferimenti (attraverso dei riff sporchi e veloci) ai Motorhead e ai Venom più sguaiati.

Non mancano tracce più tipicamente black, come ad esempio ‘Lysets Flukt’, dai ritmi serrati e “zanzarosi” quanto basta, e ancora ‘Varde’, dal flavour vagamente epico.

Peccato per la presenza di alcune macchie, come il noioso cadenzato ‘Oskorei’ e ‘Midvinterblot’, altra song incolore e ripetitiva, ma nel complesso ‘Krek’ si rivela un lavoro apprezzabile che potrebbe interessare ai seguaci del black in cerca di sonorità particolari.

Voto recensore
6
Etichetta: Tabu / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01.Krek
02.Blod Og Blek
03.Innestengt I Eikekiste
04.Oskorei
05.Byrde
06.Lysets Flukt
07.Grepet Om Kniven
08.Midvinterblot
09.Varde
10.Silur Wie


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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