Kreek – Recensione: Kreek

Il mio amico Ben mi informa che recentemente nel Regno Unito ha tenuto banco la discussione sulla nozione di “substantial meal”. Con questa espressione la legge britannica identifica un pasto sufficientemente sostanzioso da consentire in ogni caso la possibilità di ordinare alcohol a corredo. Se a causa del Covid-19 I pub sono stati chiusi, chi ha servito “substantial meal”, per i quali l’alcohol era dunque un contorno doveroso e necessario, ha potuto continuare a lavorare e placare le seti. E così la richiesta per le uova ricoperte di maiale e pangrattato, specie di Ferrero Rocher salato che incarna alla perfezione lo spirito british del pasto sostanziale, è aumentata di dieci volte ai tempi della pandemia. La segreta aspettativa, ogni qual volta ho la possibilità di ascoltare del rock di oltremanica, è sempre quella di sentirci lo stessa intenzione dritta al punto, la puzza pungente del garage o, nel caso di generi più raffinati, il profumo invitante dei fagioli in salsa di pomodoro, che ai miei tempi di emigranti squattrinati compravamo in lattine anonime, di quelle senza l’apertura facilitata. La speranza è quella di trovare tra le note quel senso pratico e di rigoroso, orgoglioso disordine che contraddistingue molte delle cose inglesi: robuste e penzolanti, ferrose e pratiche, accuratamente imperfette, e per questo spesso uniche. Il rock dei Kreek è cavernoso e profondo, pesante ed al tempo stesso arioso, incarnando perfettamente quella tensione tra la polvere della moquette e l’aspirazione verso l’alto che dà vita all’arte. Dopo tutto alcune delle migliori canzoni dei Beatles sono state composte nel minuscolo bagno di Paul McCartney, e “To Die For” dei Crimes Of Passion (2012) è un piccolo capolavoro ma dai suoni inascoltabili, peggio di (What’s the Story) Morning Glory? (1995).

Meno hard dell’hard rock, ma più rock del rock e basta, “Kreek” propone un classic elegante e saporito, nel quale trovano posto assoli ariosi, una batteria contraddistinta da una tangibile grana ed il cantato di Antony Ellis (ex Bigfoot), ispirato alle voci pulite dei cantastorie di un tempo (Jethro Tull, Marillion). Nonostante la presenza di episodi di maggiore presa ritmica (“Missiles”), nei quali l’accelerazione ha effetti più castranti che altro, “Kreek” è in prevalenza un disco di legno profumato ed impalpabili polveri, di soffitti bassi ed anneriti, di carte da parati dai colori innocenti e di amore verso tutto quanto, delineando una confinata geografia, crea identità. Il riff semplice unito al coro sanguigno di “Meet Your Maker” sembrano portarti in sala prove con la band, facendoti accomodare su un divano scassato e pieno di macchie; “One Voice” ha un groove anthemico sostenuto da quel basso intero e possente che agli inglesi è sempre piaciuto esibire giù al pub; e “Get Up”, lei ha invece un coretto lento e sfizioso che quasi quasi viene voglia di promuoverla a singolo, con video cotonato – ed auspicabilmente sessista – a corredo. Naturalmente ci sono anche un paio di episodi più interlocutori e dimenticabili (“Down ‘N Dirty” è uno di quelli) ma questo fa parte del gioco, in un debutto nel quale i nostri quattro scelgono di presentarsi senza artifici ed anche l’esibizione di un momento di stanchezza finisce col rappresentare un momento di apprezzabile, sereno neorealismo.

Un capolavoro “Kreek” non lo è, perché la materia fangosa sotto alle sue scarpe gli impedisce di entrare alla festa più fighetta ed esclusiva (come il pericoloso party nel video di Dance Macabre, dei Ghost). Per tutto il resto del mondo, quello che nei dischi ricerca invece proprio quell’eleganza terrena e terrosa, e che pur non avendo ancora capito come utilizzare i due rubinetti separati ne apprezza il senso di identitaria scomodità, questa produzione fortemente voluta da Frontiers è un omaggio fresco e straordinariamente sincero, elegante e di impossibile sintesi, come nell’attimo in cui le sue rugose manone provano ad accarezzarti.

“Le uova alla scozzese sono un piatto inglese, spesso consumato come antipasto. Consistono in uova sode di gallina o di quaglia che, dopo essere state avvolte nella carne di maiale, vengono successivamente rivestite nel pangrattato prima di venire cotte o fritte.” (Wikipedia)

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. At The Bottom Of Hell 02. Missiles 03. Meet Your Maker 04. Million Dollar Man 05. One Voice 06. Man On My Shoulder 07. Stand Together 08. Down 'N Dirty 09. Get Up 10. You're On Your Own
Sito Web: facebook.com/KreekUK

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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