King’s X – Recensione: Three Sides Of One

Tre amici, quarant’anni di storia ed uno stile unico che ha spesso sintetizzato in modo tecnico ed originale hard rock, alternative, metal, progressive e soul: dei King’s X ci sarebbe tanto da dire e da raccontare, e soprattutto tantissimo da ascoltare, ma la pubblicazione di un album che avviene a distanza di 14 anni dall’uscita precedente suggerisce che, forse, ci si dovrebbe concentrare innanzitutto su come questa lunga storia ha saputo ancora una volta trasformarsi in musica. Istintivo, spirituale, famigliare eppure fresco e rinnovato, ecco come suona “Three Sides Of One”, un disco che – già a partire dal suo titolo – si propone di realizzare una fusione artistica ma che rispetti il talento di ognuno. Registrato ai Black Sound Studio di Pasadena, l’album del ritorno ha il colore ed il calore della California (“Let It Rain”) e la forma semplice che non ti aspetteresti da una band che della complessità e della ricercatezza ha fatto uno dei propri tratti distintivi. E invece i King’s X, giunti alla soglia delle settanta primavere, propongono un disco di costruzioni classiche e suoni roventi, saldamente ancorato ai temi dell’attualità ma anche capace di farsi sognante ed impalpabile, quasi per dare il benvenuto ad un nuovo e liberatorio senso di leggerezza (“Flood Pt.1”).

Dentro a questi tre lati che si fanno uno ci sono reminiscenze anni sessanta che puntano dirette a Beatles e Rolling Stones, altre anni settanta (“Take The Time”) ed altre ancora di sapore più morbido ed attuale, con una piacevole “Holidays” alla Simon & Garfunkel ed una “Nothing But The Truth” che si pone come una delle canzoni più nude che la band di Pinnick, Gaskill e Tabor abbia probabilmente mai proposto. Sebbene sia forte e scusabile la tentazione di definire “Three Sides Of One” come un disco inaspettato, per la delicatezza dei suoi toni e la relativa semplicità delle sue forme, il quadro che si compone dall’ascolto della sua scaletta è in realtà più complesso ed interessante per i piccoli tocchi che non mancano, per gli assoli che ancora fanno capolino, per la delicatezza con la quale viene tratteggiato quel sentimento di malinconia placida descritto dagli Eagles che – unito all’insopprimibile istinto di sopravvivenza – caratterizza spesso una parte delle nostre vite (“After I turned 71, death was on my mind every day,” ammette candidamente Pinnick). E poi ci sono i guizzi improvvisi, con una “Give It Up” che a suo tempo avrebbe potuto fare parte del catalogo di Motown, oppure ancora una “Festival” che possiede l’energia e l’immediatezza di una rabbiosa band agli esordi.

Tra i tanti compiti non necessari ai quali le recensioni possono ancora assolvere c’è anche quello di incuriosire l’ascoltatore, segnalando qualcosa che meriti di essere scoperto o preparandolo al tipo di esperienza che – grosso modo e fatto salvo il de gustibus – gli si parerà incontro. Nel caso di questi quarantasei minuti, si tratterà probabilmente di un cammino dai toni caldi (“All God’s Children”) e stilisticamente spiazzanti solo se messi in relazione ad un certo tipo di aspettativa. Perché in realtà, ad ascoltarlo rilassati e senza paraocchi, “Three Sides Of One” non è altro che un buon disco di rock classico interpretato con passione, è la celebrazione di una dimensione umana e personale spesso dimenticata, è la forza di un’onda lenta, il compiacimento per un suono registrato particolarmente bene ed il piacere di seguire una linea di basso articolata ma solo per qualche momento, prima di soffermarsi su qualche altro e passeggero aspetto. E, coerentemente con la sua natura così spontanea e genuina, il nuovo disco della formazione americana non ha alcun bisogno di essere definito, giustificato né tantomeno consigliato: bastano un paio di ascolti per capire che questi ritrovati King’s X suonano unicamente per passione, che le famose cinque stelle assegnate da Kerrang! ad “Out Of The Silent Planet” sono ormai lontane e che il disinteresse nei confronti di qualsiasi altro aspetto è un requisito rigidamente purista, certamente sfidante ed allo stesso tempo imprescindibile per tornare ad apprezzarli pienamente.

They say you are unusual
Ah, I bet you are
Something minimal, maybe criminal
Let’s hope that someone sets the bar
(Watcher)

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Let It Rain 02. Flood Pt. 1 03. Nothing But The Truth 04. Give It Up 05. All God’s Children 06. Take The Time 07. Festival 08. Swipe Up 09. Holidays 10. Watcher 11. She Called Me Home 12. Every Everywhere
Sito Web: facebook.com/KingsXofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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