Soundgarden – Recensione: King Animal

Un’attesa lunga, lunghissima. Forse troppo. Troppo da quando la band si è riunita, troppo da quando ci aveva salutati con il sottovalutato “Down On The Upside”. E allora le aspettative sono cresciute, in un contesto di revival che ha riportato in auge band decisamente meno importanti, figuriamoci un gruppo seminale come quello capitanato da Chris Cornell, capace a sua volta di reinventarsi interprete solista di spessore (straordinario in “Euphoria Morning”, meno nei capitoli successivi) e frontman di un supergruppo come gli Audioslave (qui percorso inverso, con climax fino al canto del cigno “Revelations”).

Digressione forse inutile, data la caratura dei Soundgarden, ma funzionale per fugare immediatamente quello che era il dubbio forse maggiore rispetto a “King Animal”, e cioè quello di trovarsi di fronte ad una creatura del solo Cornell, pur camuffata sotto il monicker della band, sospetto peraltro avvalorato dal singolo “Live To Rise”, realizzato per la colonna sonora di “The Avengers”, il cui trait d’union con il passato più evidente era il riff finale di Kim Thayil.

Ebbene, non è così. Quello che abbiamo finalmente modo di ascoltare è un album dei Soundgarden, in tutto e per tutto: atmosfere, arrangiamenti intricati e fantasiosi, un appeal che non è immediato ma cresce ascolto dopo ascolto, il contributo di tutti e quattro i membri laddove anche nelle performance dal vivo estive Thayil e Shepherd sembravano un po’ a disagio nel riprendere il cammino abbandonato ormai più di tre lustri fa. In particolare il chitarrista è forse il vero protagonista di questa release, che anima con una creatività che ha pochi termini di paragone nel rockarama, e che si traduce in una molteplicità e in una profondità di livelli d’ascolto che ha del sorprendente.

“Been Away Too Long” è indicativa fin dal titolo dell’urgenza dell’album, che prosegue come un rullo in “Non-State Actor” e nella martellante “By Crooked Steps”. La liquida “A Thousand Years Before” mette in chiaro, se ci fossero ancora dubbi, che l’album di riferimento per “King Animal” è senz’altro il cupo e variegato “Superunknown”, i cui echi si fanno pesanti e minacciosi in “Blood On The Valley Floor” e “Bones Of Birds”. Squarci di luce in “Black Saturday” e “Halfway There”, quest’ultima il legame più evidente con il Cornell solista. I ricami di “Worse Dreams”  caratterizzano un altro degli episodi più riusciti di un album per niente facile, la cui prima reazione – in un panorama musicale sempre più ripiegato sulla superficie – può non essere entusiasta, ma che ha nella propria ricchezza di strati il valore che solo le grandi band sanno conferire. Soltanto un paio di episodi si rivelano sottotono, peccato veniale in quella che potrebbe essere un’istantanea musicale del 1995 vista da una prospettiva contemporanea.

E così, se avrete un po’ di pazienza, se avrete voglia di perdervi e di lasciarvi trascinare in maniera non banale, “King Animal” diventerà senza dubbio una delle release dell’anno, capace di ripagare l’attesa. Lunga, troppo lunga. Ma ne è valsa la pena.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Universal

Anno: 2012

Tracklist:

01. Been Away Too Long
02. Non-State Actor
03. By Crooked Steps
04. A Thousand Days Before
05. Blood On The Valley Floor
06. Bones Of Birds
07. Taree
08. Attrition
09. Black Saturday
10. Halfway There
11. Worse Dreams
12. Eyelid's Mouth
13. Rowing


Sito Web: http://www.soundgardenworld.com/

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