Benediction – Recensione: Killing Music

Congelati dal 2001 i Benediction non sono certo una di quelle band di cui si aspettava con ansia il ritorno. Con qualche eccezione lo standard medio dei loro dischi non è mai stato elevato e l’ultimo “Organised Chaos” aveva toccato il fondo, deludendo parecchio anche i fan più incrollabili. Viste le premesse non sappiamo quanti presteranno attenzione a questo “Killing Music”, anche perché ci troviamo a considerare un lavoro che non va oltre le aspettative, limitandosi a riprodurre quel suono a metà tra death, punk e thrash che il gruppo presentava nel tardo periodo e che in più momenti pare fare il verso ai Napalm Death più scontati. La parola d’ordine è immediatezza, con riff elementari, base ritmica che segue le linee principali e vocals gutturali (ma non troppo growl) che non mancano di una certa efficacia, ma di certo non impongono variazioni sul tema. Una formula che purtroppo vuol dire spesso monotonia. E anche quando qualche riff riesce a conquistare l’attenzione dell’ascoltatore, spesso l’effetto svanisce nel mare di banalità che segue. Il problema non è il suond legato alla vecchia scuola, ma la tangibile mancanza d’ispirazione nella composizione che produce song dalla profondità inesistente ed estremamente ripetitive. L’unico effetto che può indurre un album come “Killing Music” è quello di farvi tornare la voglia di tirare fuori qualche disco d’epoca e godervelo come fosse nuovo. Serve anche quello ogni tanto.

Voto recensore
5
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01. Intro

02. The Grey Man

03. Controlopolis (Rats In The Mask)

04. Killing Music

05. They Must Die Screaming

06. Dripping With Disgust

07. Wrath And Regret

08. As Her Skin Weeps

09. Cold, Deathless, Unrepentant

10. Immaculate Façade

11. Burying The Hatchet

12. Beg, You Dogs


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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