Killing Joke – Recensione: Pylon

Jaz Coleman ha sempre preteso attenzione dai suoi sostenitori, qualche volta, diciamoci la verità, si è anche un po’ divertito a prenderli per il culo con le continue inversioni di rotta dei Killing Joke, una band che così semplice da capire, in fondo non lo è mai stata. La nuova sorpresa si chiama “Pylon”, studio album che arriva tre anni dopo “MMXII”, episodio eclettico, cangiante e sotto alcuni aspetti giocoso. Rispetto al suo predecessore, “Pylon” è un muro di suoni, è un disco fisico e pesante che porta in mente un’altra opera simile dei londinesi, ovvero il tellurico “Hosannas From The Basements Of Hell”.

“Pylon” non è forse così martellante, ma di sicuro il lato più metallico di Jaz e dei compagni di avventura, sfoga tutta la sua rabbia. Sono dei Killing Joke “grossi” e industriali questi qui, per quanto i tratti caratteristici del gruppo (compresa ovviamente la voce di Coleman, riconoscibile tra mille) emergano a più riprese. L’opener “Autonomous Zone”, introdotta da un techno beat disturbante, mostra subito come il gruppo abbia voluto dare all’album un feeling oscuro, che se da un lato non esclude la consueta ironia, dall’altro mantiene un mood inquietante. “Kevin “Geordie” Walker si diverte a suonare una chitarra “grassa” e poderosa, i ritmi sono veloci ma i pezzi altrettanto godibili grazie al costante groove metallico.

Un modus operandi ribadito dalla successiva “Dawn Of The Hive”, dove Jaz salmodia il testo come in una sorta di liturgia e soprattutto in “New Cold War”, brano che libera la componente post-punk e metal più ruvide e muscolari, con Mr. Coleman che centellina parti di voce in growl. La tensione resta alta durante l’ascolto e questa fisicità è ribadita da “War On Freedom”, “Delete” e dal primo brano scelto come singolo, ovvero “I Am The Virus”, pezzo dannatamente veloce e sostenuto con riff taglienti, una sezione ritmica rutilante e bordate elettroniche di contorno. Per quanto l’ascolto si mantenga su coordinate plumbee, la versatilità del gruppo non è affatto in discussione. A dimostrarlo c’è il secondo singolo “Euphoria”, che pesca dai retaggi wave ed è orecchiabilissimo, ancora “Big Buzz”, pregiata da un’interpretazione vocale sentita e la stramba “New Jerusalem”, episodio sopra la righe che scherza con i risvolti funky e dub riveduti e corretti nell’ottica dei Killing Joke.

“Pylon” è dunque un album che fotografa il lato più viscerale dei Killing Joke, che istintivi e sinceri, sono nuovamente promossi per creatività e inventiva. D’altronde solo i migliori possono attraversare trentasei anni di musica riuscendo ogni volta a reinventarsi (o adattarsi alle circostanze?) con tale disinvoltura.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Autonomous Zone
02. Dawn Of The Hive
03. New Cold War
04. Euphoria
05. New Jerusalem
06. War On Freedom
07. Big Buzz
08. Delete
09. I Am The Virus
10. Into The Unknown


Sito Web: http://www.killingjoke.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. j

    For me 9,5/10

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