Julian Angel’s Beautiful Beast – Recensione: Kick Down The Barricades

L’intento di questa band è quantomai evidente, al punto che nella loro pagina Facebook è spiattellato bello in evidenza tra le primissime informazioni, ed è quello di riportare il proprio pubblico, per la precisione, nel 1989. Siamo quindi nel punto in cui tutto il fosforescente mondo dell’hair metal è ancora all’apice del proprio splendore, immediatamente prima di cominciare la rapida parabola discendente di cui tutti siamo a conoscenza. Julian Angel e i suoi Beautiful Beast non nascondono per niente le loro fonti di ispirazione e si richiamano a diversi nomi, di cui i più evidenti sembrano essere Extreme (per l’importanza assegnata alla chitarra e alle sue parti non banali) , Poison (per il ruolo svolto dai cori e per i ritornelli accattivanti) e Def Leppard, ma anche innumerevoli altri.

Niente di male per quanto riguarda l’idea di un ritorno al passato. Attenzione però, perché in certi momenti questo attingere alle fonti dei compianti anni ’80 sembra più uno scopiazzamento gratuito che un’ispirazione. Tutti i brani sono decisamente gradevoli e ascoltabili ma non vanno oltre, a volte anzi tendono a un eccesso di uniformità, l’armonia fra le voci e il ruolo importante assegnato alla chitarra sono punti più che validi ma in molte situazioni sembrano cose già sentite più volte. Infine, e anche se potrebbe sembrare una considerazione banale, che cosa ci fa capire il fatto che la band abbia scelto una copertina fatta coi piedi? È una scelta voluta, determinata dal desiderio di avvicinarsi anche nell’esteriorità a certi album di quel periodo, eccellenti nel contenuto ma poveri nella confezione? Dovesse essere così, questo passaggio sarebbe un po’ forzato, anche se non determinante.

A parte la power ballad “The Night Cries For You”, tutto l’album è composto da mid tempo più o meno variegati, con qualche alzata di tono conclusiva qua e là e una serie di ritornelli ammiccanti e orecchiabili. La sensazione generale è che si sarebbe anche potuto fare a meno di un paio di brani, ad esempio di “Unsexy” che, per quanto simpatica, ha fin troppe assonanze con “Unskinny Bop”. L’unico brano veramente originale, almeno secondo gli standard della band, è “Six In The Red”, pezzo in parte acustico con sfumature rock blues, che sembra più il frutto di una jam in studio e proprio per questo dà un’idea di maggiore spontaneità rispetto a tutto il resto. Insomma, anche se “Kick Down The Barricades” è sostanzialmente in linea con i due album realizzati in precedenza dalla band, anche se i brani sono gradevoli ma privi di qualcosa di eclatante, la sensazione di fondo è che il progetto e il suo intento di “suonare come se fosse ancora il 1989” sia una forzatura troppo spinta.

Voto recensore
6.5
Etichetta: Platinum Blonde

Anno: 2014

Tracklist:

01. Bad Boys Never Dance

02. Big Stuff

03. Can't Stand The Fiction

04. Shock 'Em Dead

05. The Night Cries For You

06. Unsexy

07. Kick Down The Barricades

08. Shake Me Back Home

09. High On Love

10. Six In The Red


Sito Web: https://www.facebook.com/beautifulbeastrock

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