Kaipa – Recensione: Keyholder

Da quando sono ritornati sulle scene un anno fa con “Notes from the past” gli storici progsters svedesi Kaipa (o meglio i due membri storici Roine Stolt e Hans Lundin insieme ad una serie di collaboratori appartenenti alla crème della scena prog/fusion svedese) non sono certamente rimasti con le mani in mano…ed anzi sono di nuovo sul mercato con “Keyholder”, settimo tassello della loro discografia iniziata con un singolo risalente addirittura al 1974, e che amplia le sonorità già ricchissime dei nostri catapultandoli di diritto tra i leaders del movimento prog rock (non posso purtroppo commentare i testi in quanto il promo ne è sprovvisto ma la cover ha sicuramente rimandi fantasy non proprio celati…). Subito perentorio l’attacco di “Lifetime of a journey” con suoni che oltre ad essere vicini ai Flower Kings (come prevedibile) strizzano l’occhio ai Queen “periodo seventies” oltre che risentire in modo tangibile del progetto Transatlantic: l’accento è comunque in questa occasione più spostato sulle tastiere che donano un tocco orchestrale un po’ fuori dal tempo a tutto il CD. Caratteristica e nasale come sempre la voce di Patrick Lundström dei Ritual sorta di ibrido fra Billy Corgan, il misconosciuto Benny Söderberg (Fortune/Clockwise) e Mac (Threshold). Come questo pezzo tutto il CD è zeppo di divagazioni settantine con intricate trame strumentali…forse un po’ per nostalgici…ma che mantengono comunque un livello generale molto elevato tant’è che il main man Roine Stolt da libero sfogo alla sua creatività ancor più che nei Flower Kings. L’incedere all’inizio di “A complex work of art” è invero più “moderno” con il ruolo di protagonista assunto dal virtuoso bassista Jonas Reingold: improvvisamente il pezzo “frena” ed il suddetto lascia la ribalta alla guest vocalist Aleena (in tutta sincerità a me sconosciuta) ed al batterista Morgan Agren (già collaboratore di Dweezil Zappa e Fredrik Thordendal per i rispettivi lavori solisti). Scorrono via piacevoli “The weed of all mankind” (tranquilla ma con una certa epicità nel cantato) e “Sonic pearls” (dalle atmosfere psichedelico-sognanti unite ad accenni di folk medio orientale?!?) accompagnandoci ad un pezzo invece tipicamente “rock”: “End of the rope” infatti ha un inizio di matrice Eagles/Rolling Stones ed anche se la lunghezza della canzone (14 min.) è tipicamente prog riesce a mantenere una struttura più lineare e “americana”. Le tre tracce finali, cioè l’atteso duetto tra i due vocalists dell’album “Across the big uncertain” (pezzo lento dai romantici arrangiamenti acustico-orchestrali), la dolce ma tecnicissima “Distant voices” (in gran parte strumentale) e l’arpeggiata “Otherwordly brights” connotano ancor più marcatamente un lavoro difficilmente inseribile nel forsennato mercato discografico odierno ma sicuramente suonato in maniera sopraffina e destinato a quegli ascoltatori che apprezzano quando cuore e capacità tecniche vanno a braccetto lasciando un alone di pace inaspettato.

Voto recensore
7
Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist:

1. Lifetime of a journey
2. A complex work of art
3. The weed of all mankind
4. Sonic Pearls
5. End of the rope
6. Across the big uncertain
7. Distant voices
8. Otherworldly brights


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