Don Airey – Recensione: Keyed Up

Da dove si comincia a parlare di Don Airey? Cominciamo a fare l’elenco dei musicisti e delle band con cui ha collaborato a più riprese in quarant’anni (ebbene sì, anche lui, con la sua faccia da eterno ragazzino felice, ci sta arrivando) di carriera? Per sommi capi, uno dei tastieristi più spettacolari in attività si è affacciato sul mondo del rock esordendo con Cozy Powell; era là, in tour con Ozzy Osbourne, quando Randy Rhoads si schiantò contro una fattoria per un qualcosa che non si può neanche definire scherzo del destino; dal 2002 ha preso su di sé la pesante eredità di Jon Lord nei Deep Purple, e porta avanti questo compito con grande professionalità ma anche, apparentemente, altrettanta serenità. Ha suonato con i Black Sabbath, i Rainbow, i Jethro Tull, Uli Jon Roth, Graham Boonnet e i Judas Priest, oltre ad essersi occupato di musical, e il suo nome, è stato calcolato, figura tra i crediti di circa 250 album. Ora è tornato il momento di dedicarsi a un suo album solista, un’occasione che non si presenta con molta frequenza per Don Airey (ovviamente, viene da pensare: con tutti gli altri impegni in ballo) e che per questo motivo è doppiamente interessante.

 Non ci sono stranezze particolari per quanto riguarda il genere proposto da questo mago delle tastiere. Anzi, uno dei brani è quel “Blue Rondo A La Turk” in cui si inserisce anche la “Marcia alla turca” di Mozart, di cui Airey esegue spesso delle parti durante i suoi assoli con i Deep Purple, e l’album è disseminato a più riprese di citazioni tratte dalla musica classica, come “l’Inno alla gioia” di Beethoven, tanto per citare il più noto. C’è poi una presenza particolarmente commovente, ovvero la pubblicazione postuma di un brano (“Adagio”), in cui suona la chitarra nientemeno che Gary Moore, altro musicista con cui Don Airey ha collaborato per lunghi anni, e a cui viene dedicata “Mini Suite”, il pezzo più articolato del disco. Lo stile di Gary Moore invade con grande chiarezza questo brano, di sicuro uno dei meglio riusciti per quanto riguarda “Keyed Up”. Trovandoci di fronte a un lavoro di così alta caratura, è un’impresa ardua stabilire quale sia il pezzo migliore fra tutti, ma si possono segnalare “3 In The Morning”, scelto giustamente come brano di apertura, energico e ben strutturato, e la delicata “Solomon’s Song”, in costante alternanza fra la delicata compostezza delle strofe, delicate e suggestive come un tramonto in riva al mare, e un ritornello hard rock incalzante. Le tastiere sono ovviamente una parte fondamentale di “Keyed Up”, che però sembrerebbero più sterili senza l’apporto della voce e degli altri strumenti. Ancora una volta quindi, Don Airey si è mostrato capace di far confluire la sua creatività in canali imprevedibili, in cui non sono solo la sua personalità e il suo indiscutibile carisma ad emergere, ma anche quelle degli altri partecipanti al disco.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire su questo lavoro, che si candida ad essere una delle pietre miliari del 2014 per quanto riguarda le uscite inerenti il classic rock, un album che piacerà di sicuro ai fan dei Deep Purple, dei Rainbow e affini, piacevole e profondo in tutte le sue parti. Ogni brano è una storia a sé, capace di creare un’atmosfera diversa ed emozioni profonde. Sarà poi la sensibilità di ciascuno a scegliere la situazione in cui si riconosce di più; ribadiamo comunque che Don Airey ha messo in gioco un nuovo carico di briscola e minaccia, sempre sorridendo con leggerezza, come è nel suo stile, di far saltare il banco per quest’anno.

Voto recensore
8
Etichetta: Mascot Label Group

Anno: 2014

Tracklist:

01. 3 In The Morning

02. Beat The Retreat

03. Blue Rondo A La Turk

04. Solomon’s  Song

05. Claire D’Loon

06. Flight Of Inspiration

07. Inside The Godbox

08. Difficult To Cure 2013

09. Mini Suite

a)  Lament/Jig

b) Restless Spirit

c) What Went Wrong

10. Adagio

11. Grace


Sito Web: https://www.facebook.com/donaireymusic

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