Ken Mode – Recensione: Loved

Il precedente “Success”, uscito poco più di tre anni fa, vedeva i KEN Mode mutuare il proprio sound con uno spettro di influenze più ampio, forse un poco azzardato per i sostenitori di vecchia data che inevitabilmente, associano il power trio canadese al panorama post-hardcore più intransigente. Tuttavia, quel flirtare con il grunge e più in generale con sonorità hard rock/alternative rock, fu piuttosto interessante e il risultato positivo.

Sembra però che in occasione del nuovo “Loved”, la band dei fratelli Matthewson decida di tornare su territori più conosciuti, ripescando un sound asciutto, ricorsivo e scevro da orpelli che eludano le trame annichilenti del post-core d’oltreoceano. Fatte salve poche eccezioni, “Loved” appare dunque come un album snello e diretto in cui l’urgenza espressiva si manifesta in pezzi arrembanti e dal minutaggio spesso risicato, contaminati dalle influenze noise che il gruppo torna a inserire con regolarità.

Hardcore arrembante e dal piglio matematico che non sfocia mai nel’eccesso, distingue buonissimi brani di genere come “Doesn’t Feel Pain Like He Should”, “Feathers & Lips” e l’edita “Not Soulmates”, brani essenziali e di grande energia costruiti sulle trame delle chitarre e sulle loro distorsioni oltre che sull’ugola squarciata di Jesse Matthewson, mentre la sezione ritmica, con Shane Matthewson alla batteria e Skot Hamilton al basso, procede con velleità progressive.

Non sono pochi, ma decisamente più contenuti e di contorno, i momenti in cui la band adotta soluzioni trasversali che arricchiscono il sound senza scalfirne la natura. A tratti, ad esempio nella dissonante “The Illusion Of Dignity”, emerge a tratti un iquietante sax zorniano del tutto anarchico, lo stesso che spunta in un brano pieno di passaggi industriali atmosferici come “This Is A Love Test” oppure nella conclusiva “A Gentle Art”, l’unica canzone dal minutaggio lungo e forse anche l’unica a generare punte di noia nel prolisso ripetersi della linea melodica iniziale. Tutti episodi comunque, che dopo un incipit differente, sfociano di nuovo nei territori dell’intransigenza.

Un ritorno a sonorità più consone che non compromette il percorso evolutivo dei KEN Mode, confermati a pieno titolo tra le realtà di settore più interessanti.

Voto recensore
7
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2018

Tracklist: 01. Doesn’t Feel Pain Like He Should 02. The Illusion Of Dignity 03. Feathers & Lips 04. Learning To Be Too Cold 05. Not Soulmates 06. Very Small Men 07. This Is A Love Test 08. Fractures In Adults 09. No Gentle Art
Sito Web: http://www.ken-mode.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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