Kataklysm – Recensione: Of Ghosts And Gods

Le qualità migliori dei Kataklysm sono sempre state la passione e la determinazione. Attraverso loro la band si è costruita una credibilità notevole all’interno della scena metal e, senza mai diventare una formazione di primissimo piano, hanno comunque saputo coltivarsi un nutrito gruppo di fedeli supporter.

Proprio a loro si rivolgono con un lavoro come “Of Ghosts And Gods”, come sempre ben facilmente inquadrabile nell’evoluzione stilistica che la band ha intrapreso, attraverso piccoli passi, dallo stile più diretto e brutale dei primi dischi post ingresso di Maurizio Iacono, ad una formula che ingloba una componente melodica più marcata e un numero di passaggi rallentati e groovy sempre maggiore.

Non ci sono quindi molte differenze dal precedente “Waiting For The End To Come”, di cui questo nuovo lavoro pare essere la logica continuazione. Da segnalare però come la band riesca ogni volta a fare un piccolo passo avanti per ciò che concerne la qualità della produzione, e con l’aggiunta in cabina di regia della mano esperta di Andy Sneap in missaggio e mastering siamo questa volta molto vicini alla perfezione.

Proprio questo sound nitido e potente riesce a sostenere adeguatamente song di buona qualità ed estrema pulizia, ma non certo straordinarie, come “Breaching The Asylum” e “The Black Sheep”; tipici esempi di come la miscela death/thrash/groove/melodia messa a punto dai Kataklysm in questi anni sia certo lontano dallo stupire, ma riesca bene o male sempre a raggiungere il proprio obiettivo.

Qualcosa di più particolare arriva da “Marching Through Graveyards” e “Vindication”, canzoni capaci di variazioni e di fraseggi strumentali/ritmici più fantasiosi e diversificati. La caratteristica forse più evidente di questa uscita è però la centralità lasciata alla melodia dalle tinte dark, sempre presenti anche nelle song più aggressive, come “Soul Destroyer” o “Hate Spirit”. Una negatività palpabile che viene sublimata attraverso uno sfogo rabbioso e brutale, creando così la ricetta giusta per ciò che la band intende esprimere con la propria musica (un esempio ottimo è ad esempio la conclusiva “The World Is A Dying Insect”, ricca di cambi di ritmo e di atmosfera).

Non sono stati baciati dal talento artistico dei veri fenomeni i Kataklysm, ma riescono comunque sempre a dare il meglio, attraverso il duro lavoro e l’ambizione di andare ogni volta anche solo un piccolo passo oltre a quanto fatto in precedenza. Solo per questi meritano il nostro supporto e la nostra ammirazione.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Breaching The Asylum
02. The Black Sheep
03. Thy Serpents Tongue
04. Soul Destroyer
05. Vindication
06. Marching Through Graveyards
07. Shattered
08. Hate Spirit
09. Carrying Crosses
10. The World Is A Dying Insect


Sito Web: https://www.facebook.com/kataklysm

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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