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Kansas – Recensione: The Prelude Implicit

La fenice che risorge dalle ceneri a nuova vita è, non a caso, l’immagine scelta dai Kansas per questo nuovo lavoro, e i motivi di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti. Prima di tutto, questo lavoro che, lo diciamo subito, suona come ispirato e coerente con lo stile della lunga carriera della band, esce a ben sedici anni dal precedente, quasi un secolo se pensiamo ai tempi rapidissimi dell’industria discografica odierna, dove tutto si può consumare in un battito di ciglia. Secondo motivo, la presenza di una nuova voce dietro il microfono di questa band illustre, il giovane Ronnie Platt, che pur non essendo il classico clone, soluzione adottata da altre band storiche (chi ha detto Journey?), si è rivelato all’altezza del compito, decisamente ingrato sulla carta, di sostituire Steve Walsh. Quando una band influente come i Kansas si ritrova a dover gestire una perdita così importante, le scelte sono due: o si chiude la carriera o si stringono i denti e si va avanti. La band ha scelto la seconda  strada, e ha fatto bene. “The Prelude Implicit” è l’ennesimo pezzo di selciato in una strada lastricata di grandi opere, sempre alternato tra rock classico e progressive. Lo testimoniano la presenza di un’ottima traccia strumentale come “The Voyage Of Eight Eighteen“, oltre otto minuti di rock progressivo di alto livello, e dall’altra parte brani come la solare “Summer“, un quattro quarti vivace e ricco di cori che ci ricorda l’anima più sbarazzina della band. Anche altri elementi tipici del sound dei Kansas, come le armonizzazioni corali e gli interventi del violino, sono tratti fondamentali che non mancano di farsi sentire in ogni occasione, senza mai appesantire la situazione. Notevole anche “Crowded Isolation“, introdotta da una parte di chitarra acustica e poi sviluppata in un pezzo rock elaborato.

L’impressione è che i Kansas continuino a guardare con attenzione al loro passato, quindi mantenendo inalterato il proprio stile, ma che allo stesso tempo siano stati in grado di rinfrescarsi e di guardare avanti, autocitandosi senza mai diventare stucchevoli e garantendo una notevole felicità d’ascolto in ogni brano. Non ci è dato di sapere se questa seconda giovinezza saprà continuare ancora a lungo, ma nel frattempo godiamoci questo ritorno in grande stile.

Kansas - The Prelude Implicit

Voto recensore
7,5
Etichetta: InsideOut

Anno: 2016

Tracklist: 1) With This Heart

2) Visibility Zero

3) The Unsung Heroes

4) Rhythm in the Spirit

5) Refugee

6) The Voyage of Eight Eighteen

7) Camouflage

8) Summer

9) Crowded Isolation

10) Section 60
Sito Web: https://www.facebook.com/KansasBand/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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