Kansas – Recensione: Leftoverture Live & Beyond

Primo disco live della band dal 2009 e soprattutto primo dal vivo con il nuovo cantante Ronnie Platt, “Leftoverture Live & Beyond” include diciannove brani registrati nel corso di dodici show tenuti nel 2017, nel tour celebrativo di quello che è un capolavoro senza tempo e l’apice artistico dei Kansas. Prodotto da Jeff Glixman, già alla consolle nel periodo d’oro, l’album mostra una band in forma e carica di energia, in cui Platt si è inserito a meraviglia.

La scaletta si compone nella prima parte di un mix tra i pezzi più noti dei Kansas ed estratti dall’ultimo eccellente lavoro in studio “The Prelude Implicit”, mentre nella seconda parte viene proposto l’intero “Leftoverture”. I primi due pezzi (“Icarus II” e “Icarus”) servono a carburare, poi è un’emozione dietro l’altra, oltre alla conferma che i nuovi brani si inseriscono a meraviglia nel prezioso corpus di oltre quarant’anni di carriera. Tra i più ispirati ci sono sicuramente Rich Williams e Zak Rikvi, capaci di inserire con le loro chitarre degli assoli incisivi e pieni di classe e passione. Tra i greatest hits, funzionano benissimo la scatenata “Paradox” e su toni opposti la dolce e meno nota “Lamplight Symphony”, tra le nuove colpisce la strumentale “Section 60”. Per quanto riguarda i pezzi di “Leftoverture”, Platt giganteggia in “Opus Insert”, la sezione ritmica formata dal fondatore Phil Ehart e dalpoliedrico Billy Greer rende piena giustizia a quel capolavoro di leggerezza che è “Questions Of My Childhood”. Completano la line up il tastierista David Manion e il sempre suggestivo violino di David Ragsdale, che aggiungono dolcezza, magia e profondità ad una proposta musicale che rimane ancora unica.