Kandia – Recensione: Quaternary

I Kandia sono una formazione portoghese, venuta alla luce nel 2007 e facente parte di un nuovo progetto – chiamato “Frontiers & Beyond” – con il quale l’etichetta italiana intende coltivare quelle band di prospettiva e destinate ad affermarsi nei prossimi anni. Con l’uscita di “Quaternary” i membri fondatori Nya Cruz (lei alla voce) e André Da Cruz (lui alle chitarre) hanno quindi la possibilità di portare il loro metal alternativo su una dimensione nuova, ben strutturata e dichiaratamente proiettata al futuro. Prodotti da Daniel Cardoso (Anathema) e influenzati in egual misura da Perfect Circle, Tool, Porcupine Tree, Pink Floyd, Metallica e Pantera, Cruz e Da Cruz propongono con questa loro quarta uscita un lavoro in grado di catturare l’attenzione fin dalle prime battute. Se infatti sono davvero alterne e multiformi le fortune di chi prova a coniugare cantato femminile, alternative e suggestione sinfonico/cinematografica, la provenienza portoghese del gruppo sembra favorire l’adozione di un eurostile mai troppo scuro, mai troppo intenso e mai troppo alternativo. The Gathering e Evanescence, benchè non citati espressamente, sembrano essere due punti di riferimento importanti per un disco che procede per attimi e scintille (“Obliterate”), elogiando la brevità – spesso malinconica – del momento, l’incertezza che avvolge, la lontananza di un’eco distante (“Holocene”) che ti scarica addosso silenzi e un quintale di dubbio.

Grazie a questa attenzione per il singolo suono e l’insignificante dettaglio “Quaternary” è un lavoro istintivo e distinto che in tanti dei suoi momenti appare più grande e consapevole di quanto effettivamente non sia: se infatti il suo rock potrebbe suonare al primo ascolto come un normale moderno al femminile, con tutto il rischio di omologazione che questa combinazione porta in dote, l’interpretazione misurata di Nya (“Turn Of The Tide”) e l’oscurità di alcuni passaggi (“The Flood”) fanno intravedere una sostanza che, come probabilmente spera la stessa Frontiers, non aspetta altro che essere ulteriormente disvelata. La modernità incolpevole di alcuni brani più piatti (“Fight Or Flight” è già sentita, ma comunque pimpante) è ampiamente compensata da episodi nei quali la rappresentazione contemporanea di vuoto ed incertezza è efficace, tangibile: pur preferendo il ritmo e la luce della speranza allo sconforto più cupo, i “Kandia” sanno evocare con un paio di note (“Until The End”) quel senso di desolazione e solitudine che ha caratterizzato positivamente molta della discografia degli stessi Anathema, dei quali la formazione portoghese potrebbe rappresentare una sorta di mediterranea emanazione, o acerbo spin-off in attesa di una ulteriore maturazione. Peccato che questo legame nobile e fortunato si spezzi quando Nya ed Andrè si immergono nel calderone del modern fine a se stesso (“A New Dawn”), gettando alle ortiche introspezione, talento evocativo e tutto quanto fino a quel momento aveva contribuito a dare loro un bel carattere di personalità.

Non avendo (ancora) avuto la possibilità di ascoltare i due full-lenght e l’EP che hanno preceduto l’uscita di quest’ultimo album, non saprei dire se “Quaternary” costituisca un vero e proprio passo in avanti nel percorso di maturazione e consapevolezza che la formazione di Maia ha intrapreso da ormai quindici anni. Per quanto, in tutta onestà, alcune delle parti del disco (“PBP”) soffrano di un’indecisione che mal si concilia con un’attività lunga e consistente, se considerato alla stregua di un nuovo debutto il lavoro dei Kandia rivela l’ambizione di dare al rock moderno una dimensione nuova, altra e sensibile, suggestiva e piacevolmente scorrevole (“Murderers” ed il suo fantastico assolo di sax), che – come uno sguardo complice e sfuggente – stuzzica e allude, senza in realtà rivelare né sottintendere più di tanto. In questa accogliente terra di mezzo dove la bellezza è nascosta e risuona più nelle orecchie di chi ascolta, l’assegnazione di questo progetto al reparto “Frontiers & Beyond” ha tutto il senso che ci si potrebbe aspettare da un’etichetta tanto esperta e consumata. Qui la sostanza c’è, e con ogni probabilità quella quadratura e quel certo non so che ancora mancanti non tarderanno ad arrivare.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Anthropocene 02. Obliterate 03. The Flood 04. Fight Or Flight 05. Until The End 06. Turn Of The Tide 07. Pbp 08. Deathwish 09. Murderers Feat Jorgen Munkeby 10. A New Dawn 11. Holocene
Sito Web: facebook.com/KandiaOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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