Judas Priest – Recensione: Firepower

Questa volta i Judas Priest fanno sul serio e centrano in pieno l’obiettivo (sfiorato con il precedente “Redeemer Of Souls” del 2014 che annoverava alcuni brani poco incisivi) di riportare la band nell’alveo di un heavy metal classico, intransigente e di eccellente levatura.

Alla corte di Halford and company tornano i produttori Tom Allom (che ha lavorato in molti dei maggiori successi degli inglesi… basti citare “Defenders Of The Faith” e “Screaming For Vengeance”… sarà un caso se la copertina ricorda una sorta di puzzle delle massicce creature metalliche dei due album citati?) ed Andy Sneap che ha contribuito probabilmente a rendere l’impatto del sound così possente ed efficace.

Difficile trovare dei momenti poco ficcanti in questo nuovo album intitolato “Firepower” che merita senza ombra di dubbio un’analisi track by track. Cominciando a citare i tre brani che la band ha deciso di dare in pasto ai suoi fan in anteprima possiamo già notare il riffing compatto e tagliente, marchio di fabbrica del gruppo, nella titletrack; “Lightning Strike” è un potente assalto che pone sugli scudi una ritmica schiacciasassi che esalta sia il drumming di Scott Travis che la prova al microfono di Rob che con acuti, cori e variazioni repentine dimostra di avere ancora parecchio carburante da donare alla causa del metal nonostante i suoi 66 anni. Il terzo brano presentato in anticipo è “Never The Heroes”, pezzo roccioso che fin dalle prime battute sottolinea subito il taglio cadenzato e pesante che lo caratterizza e che piazza il basso di Ian Hill in primissimo piano.

Passiamo ora ad analizzare le altre undici tracce (10 canzoni più un intro) che completano l’album nuovo. “Evil Never Dies”, cadenzato e dirompente, alterna un sapore malefico ed oscuro ad aperture melodiche di indubbio fascino che ci fanno assaporare ancora una volta la splendida voce di Halford, cantante unico e imprescindibile.

Il successivo “Necromancer” è forse l’unico episodio con poca personalità del CD mentre l’energia della linea ritmica ossessiva e live-oriented torna in “Children Of The Sun”, brano che ci ammaglia con la sua pausa riflessiva-melliflua per poi riportarci nella fucina del sacro metallo in cui Travis risulta quanto mai protagonista dopo una parentesi solista di chitarra.

Grazie all’accoppiata “Guardians” (intro) più “Rising From Ruins” assaporiamo il lato più epico e melodico dei Judas con una canzone che potrebbe esser posta quasi sugli stessi livelli del classico “Beyond The Realms Of Death”; ovviamente Halford si pone ancora come protagonista ma la ricerca melodica, gli assoli e gli intrecci delle chitarre di Glen Tipton e Richie Faulkner sono essenziali per inserire questo pezzo fra i migliori del CD. Nello stesso ambito d’ispirazione si muove anche la conclusiva “Sea Of Red”, che risulta ancor più eterea e dolce grazie al lavoro delle chitarre della coppia Tipton/Faulkner; la seconda parte esplode in un’apoteosi epica.

Ricordiamo ancora gli episodi cadenzati e rocciosi quali “Flame Thrower” (caratterizzata da chitarre che ruggiscono tutta la potenza del metal), “Lone Wolf” (forse la traccia più pesante del lotto) ed ancora “Spectre”, impreziosito come sempre da un’ottima fase solista che torna dirompente nel serrato “Traitors Gate”, pezzo in cui le chitarre giocano un ruolo da leone, sia per il riffing aggressivo che per le fasi soliste. L’anima rock più spensierata dei nostri viene preservata nella divertente “No Surrender” che conquista fin dal primo ascolto.

I Judas Priest del 2018 sono ancora più che mai in forma e con “Firepower” convincono e ci regalano un’altra perla di heavy metal magistrale.

 

Voto recensore
8
Etichetta: Sony Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. Firepower 02. Lightning Strike 03. Evil Never Dies 04. Never The Heroes 05. Necromancer 06. Children Of The Sun 07. Guardians 08. Rising From Ruins 09. Flame Thrower 10. Spectre 11. Traitors Gate 12. No Surrender 13. Lone Wolf 14. Sea Of Red
Sito Web: http://www.judaspriest.com/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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