Joviac – Recensione: Here And Now

Sono in tre e vengono dalla Finlandia i Joviac, band progressive metal che con “Here And Now” aggiunge un ulteriore tassello alla propria discografia, dopo il debutto avvenuto con un trascurabile primo album che la band stessa evita di menzionare nella propria biografia. Citando tra le proprie principali influenze artisti come Dream Theater, Toto, A.C.T, Queen, Porcupine Tree ed Opeth, il progetto formatosi per volontà di Viljami Jupiter Wenttola si presenta con sei tracce (introdotte da un brillante episodio strumentale) di rock dinamico, ritmicamente complesso ma accessibile dal punto di vista sia strutturale che melodico (“Black Mirror”). Forte di una coralità e di una orchestrazione superiori a quanto ci si aspetterebbe da un trio all’opera, quello dei Joviac è un rock adulto, geometrico e moderno, che sintetizza in modo armonico ed efficace tanto il classico “tappeto di tastiera” (molto evocativo, in una “Crossfire” diversamente metal) quanto una sorprendente quantità di effetti e contaminazioni.

La voce pulita di Wenttola, il pregevole nitore dei suoni ed un senso della misura tutto scandinavo restituiscono un quadro sempre godibile e bilanciato, di quella neutralità che lascia spazio al bello di ogni canzone, invece che appiattirlo in una narrazione prevedibile e sempre uguale. Una simile sensibilità permette di affrontare a cuor leggero anche gli episodi più lunghi: i quasi nove minuti della title-track, ad esempio, sono utilizzati per costruire una suite piccola e subito arrembante, complice l’affiatamento della sezione ritmica. Dentro ad un approccio così diretto ci sono la sicurezza di disporre di materiale abbondante da mettere in mostra, un continuo rimescolamento dei suoni (compresi cowbell e sonagli!), la capacità di gestire l’alternarsi di piani & forti tra arpeggi di derivazione classica e l’autorevolezza per mantenere il tutto sotto l’ombrello a tinta unita della stessa canzone. E’ una attitudine bella e contagiosa, quella di chi sente di avere cose interessanti da suonare, e quasi gli manca lo spazio per dirle tutte. E’ un’attitudine che lascia spazio al non detto, che ammicca senza svelare tutto, che suggerisce – senza eccessiva malizia – che oltre a questo album ci può e deve essere altro. E’ un’attitudine, infine, che permette di perdersi nei silenzi (“Fade Into The Light”), di stimolare un’introspezione, di accompagnare i pensieri sapendo farsi dolcemente da parte quando serve.

Dove la band raggiunge il massimo risultato espressivo, tuttavia, è negli intermezzi strumentali che trovano spazio in ogni brano: ora soffusi ora più robusti, si tratta in tutti i casi di contributi atmosferici, ben arrangiati, tecnicamente competenti ed in grado di aggiungere minutaggio senza restituire l’impressione di un artificioso annacquamento. I colori sudamericani che affiorano in “Decay”, poco prima che la canzone viri verso inaspettati lidi alla Orden Ogan (“Easton Hope”, 2010), sono la testimonianza ulteriore che dalle parti di Tampere le idee sono piuttosto chiare, così come il modo di tenerle insieme con apparente nonchalance. Tecnici quanto basta per guadagnarsi l’appellativo di progressivi, leggeri nell’animo e lievi nel passo, i Joviac sono una bella realtà che sceglie di elevare luce ed energia a propri tratti distintivi. Nato da una forte esigenza di libertà, che convogliasse l’urgenza espressiva del suo leader in un insieme personale e sincero, il trio ha il merito di essere rimasto fedele alla sua visione, perseguendola con lucidità nell’arco dei dodici mesi necessari alla sua realizzazione. In tempi di spazi confinati, diffidenze confinanti e fosche previsioni, “Here And Now” è una fresca boccata di ossigeno, un omaggio asciutto alle libertà ed un disco onesto che – semplicemente – sa di buono.

 

Etichetta: Inverse Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Intro 02. Straws 03. Black Mirror 04. Here And Now 05. Decay 06. Crossfire 07. Fade Into The Light
Sito Web: joviac.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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