Beatrik – Recensione: Journey Through The End Of Life

Quanto mai opportuna questa ristampa su CD da parte della svedese Total Holocaust di un piccolo gioiello dell’underground nostrano, uscito in precedenza unicamente in formato vinile limitato a 500 copie. ‘Journey Through The End Of Life’ dei trentini Beatrik è una di quelle opere in grado di recuperare il feeling originale di un genere come il black più minimale e comunicativo che raramente si sente eseguire con personalità così spiccata. Idealmente lo stile del gruppo funziona da perfetto anello di congiunzione tra il classico suono black primordiale (Satyricon, Burzum, Darkthrone, ma anche la melodie cantilenanti dei Dissection) e la più recente deriva depressiva che vede in prima fila una band come i Forgotten Tomb. Non ci sono che rari momenti veloci nelle 6 tracce originali del lavoro (rispetto alla versione originale è stata eliminata ‘Spell Of Destruction’, cover dei Burzum) e tutto si gioca sulla forza espressiva dei tempi medi, con conseguente atmosfera funerea e malignità trasbordante. Le intenzioni della band sembrano chiare: esplorare i più reconditi anfratti dell’animo umano alla ricerca della radice del dolore senza fine che ci affligge e ci affascina. Inutile dire che basta un ascolto di brani oscuri e profondi come ‘To Feel The End Near’ e ‘Beatrik’ per capire che il risultato è stato centrato nel modo migliore possibile. Se le temperature disumane che accompagnano l’ inverno dell’anima non vi spaventano, avete trovato un nuovo territorio da esplorare.

Voto recensore
7
Etichetta: Total Holocaust

Anno: 2004

Tracklist:

01. Buried Among Skeletal Woods
02. To Feel The End Near
03. The Charon's Embrace
04. Beatrik
05. Last Dawn
06. Journey Through The End Of Life


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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