John Petrucci – Recensione: Terminal Velocity

Punto di riferimento per una pletora di chitarristi negli ultimi 30 anni, nonché leader musicale dei Dream Theater, ancor più dopo l’abbandono dell’accentratore (in termini musical/organizzativi) Mike Portnoy (figura peraltro presente anche in questa recensione) John Petrucci dopo ben 15 anni si ributta nell’avventura solista e totalmente strumentale con questo “Terminal Velocity”, già uscito digitalmente in estate e ora disponibile anche in formato fisico. Petrucci torna a registrare musica col suo citato amico fraterno dopo svariati anni e riforma la line-up di un lontano G3 completata da Dave Larue al basso (già presente sul primo disco “Suspended Animation” e compagno di Portnoy nei Flying Colors).

Non scopriamo certo oggi lo stile di Petrucci e “Terminal Velocity” ne è pregno, tra riff ad alto contenuto metallico e melodie influenzate da musicisti quali Alex Lifeson, Steve Morse o Joe Satriani; se nei Dream Theater ha una netta prevalenza il lato più heavy del suo modo di suonare (almeno da “Six Degrees Of Inner Turbulence” in poi) qui ritorniamo ad apprezzare le sue armonie più toccanti sempre comunque in un contesto massiccio; si può tracciare sicuramente un parallelo con i Liquid Tension Experiment (“epurati” dalle tastiere) e già dall’iniziale title track non si può non notare come l’amalgama tra le due P funzioni a meraviglia (sembrano davvero fatti per creare e suonare musica insieme).

D’altro canto però non saremmo totalmente sinceri se non dicessimo che stilisticamente ci saremmo aspettati qualcosa in più proprio per il livello di conoscenza musicale dei protagonisti; se infatti l’esecuzione è inattaccabile (ma lo è anche nei Theater stessi o negli innumerevoli progetti di Portnoy, soprattutto nei Sons Of Apollo, quelli più vicini a questo genere) ci sarebbe piaciuto sentire qualche linea melodica più “nuova” e originale e non il solito approccio prog metal (che però è essenza stessa del modo di comporre di uno dei padrini del genere). “The Oddfather” è un esempio lampante di tutto ciò: pezzo chitarristicamente e ritmicamente pazzesco nei suoi 6 minuti ma con quel retrogusto “vorrei ma non posso” che contiene l’esuberanza di Petrucci sempre all’interno di argini ben delineati.

“Happy Song” rimanda al primo album mentre “Gemini” è dichiaratemente Dream Theater riprendendone alcune soluzioni tipiche dove però si va ad inserire un’inaspettata chitarra flamenco a stemperare il lato aggressivo; “Out Of The Blue” è un pales tributo al grande Gary Moore, con però una progressione finale che mette in evidenza sia un lato di Petrucci che non ci aspettavamo che il suo stile consolidato. “The Way Rhings Fall” ha un afflato più smaccatamente hard rock e risulta forse “sempliciotta” rispetto alle altre composizioni ed invece “Snake In My Boot” è un chiaro tributo al grande Eddie Van Halen (anche per i suoni scelti), non voluto ma pieno di significato alla luce della sua recente dipartita.

Il giudizio conclusivo non può che rimanere sospeso tra il totale apprezzamento per il lato esecutivo di Petrucci e un lato compositivo non sempre inattaccabile; se quindi siete amanti degli album strumentali di chitarra senza fronzoli ma un tasso tecnico elevatissimo “Terminal Velocity” è l’album che fa per voi… se invece vi aspettavate qualcosa di diverso dal guitar hero di Long Island rispetto a quanto prodotto finora potreste rimanere anche leggermente delusi.

Etichetta: Sound Mind Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Terminal Velocity 02. The Oddfather 03. Happy Song 04. Gemini 05. Out Of The Blue 06. Glassy-Eyed Zombies 07. The Way Things Fall 08. Snake In My Boot 09. Temple Of Circadia
Sito Web: https://johnpetrucci.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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