Joe Satriani – Recensione: The Extremist

È il 1992 quando Sua Maestà Joe Satriani pubblica il suo quarto album “The Extremist” su Epic Records: dieci tracce in cui la chitarra dell’alieno Satch è logicamente la protagonista, accompagnata principalmente dalla sezione ritmica rappresentata dai fratelli Bissonette (Matt al basso e Gregg alla batteria).

L’inizio è col botto e non si può concordare sul fatto che “Friends” sia una meravigliosa canzone che mostra subito il lato che maggiormente spicca -specie in quest’album- di Joe Satriani: la capacità assolutamente non comune di questo mostro della sei corde è riconciliare con gli strumentali, che qui assumono connotati orecchiabili e in grado di essere apprezzati anche dai “non praticanti”; la naturalezza e la facilità apparente con la quale vengono snocciolate le note, unitamente agli arrangiamenti che si incastrano perfettamente è da antologia, prova ne è la successiva title-track, esplosiva e potentissima, dove una solida e fluente sezione ritmica supporta i riff macinati da Joe e la sua armonica.

“War” si caratterizza subito per le tonalità più sinistre e che sconfinano nel metal, con un uso del wah wah ispirato e cambiamenti di mood accompagnati da whammy bar (tremolo) che percorre diversi gradi di tecnicismi e shredding; “Cryin’ “ smorza i toni precedenti, proponendosi come un suadente lento ben riuscito, a dimostrare che non occorre sparare diecimila note al minuto se poi non si è in grado di comunicare un sentimento ispirato (caratteristica sempre apprezzata nel chitarrista qui in esame). “Rubina’s Blue Sky Happiness” vede un’acustica a 12 corde che si interseca all’elettrica in una traccia che si ricorda subito per le linee melodiche accattivanti e precede la dinamitarda “Summer Song”, un pezzo che di certo non ha bisogno di presentazioni in quanto ascoltato praticamente ovunque ma che strappa applausi ogni volta, grazie alla frizzante gioia che riesce a comunicare ealla carica mostruosa che pervade ogni ascoltatore (e sfido chiunque a non lanciarsi in una sessione di air guitar su queste note…).

Se “Tears In The Rain” è un delicato e suggestivo quadro per chitarra acustica e tappeti in sottofondo, “Why” scompiglia le carte in tavola col suo groove funky e un Satriani in grande spolvero che armonizza a due voci la propria sei corde per una partitura che si dimostra fra le migliori di questo “The Extremist”; “Motorcycle Driver” sembra uscita da una colonna sonora e, come giustamente richiamato dal titolo, vengono in mente motori veloci e testosterone a palate su un’autostrada sterminata fatta di note che preannunciano la conclusiva “New Blues”, che alterna momenti rarefatti ad altri più energici a degno finale di questo meraviglioso CD.

“The Extremist” è un lavoro riuscitissimo e che pone giustamente Joe Satriani nell’Olimpo dei chitarristi moderni in grado di suonare maledettamente bene e di risultare piacevole a tutti. Bel colpo, alieno!