Joe Satriani – Recensione: Shapeshifting

Joe Satriani non si ferma mai, parliamo di sedici album solisti in 34 anni di carriera, quindici nominations ai Grammy Awards, dieci milioni di dischi venduti, una cifra clamorosa, dato che stiamo parlando di musica prevalentemente strumentale. Dopo la ristampa del suo materiale di gioventù con gli Squares, Joe aveva promesso qualcosa di diverso ed in parte innovativo rispetto al solidissimo “What Happens Next”, del 2018, per chi scrive un vero gioiellino, reso speciale anche dai contributi di Chad Smith alla batteria e Glenn Hughes al basso elettrico.

 “Shapeshifting”, quindi, vede la coproduzione di Satriani e Jim Scott (Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers, Tom Petty & The Heartbreakers) insieme al collaboratore di lunga data John Cuniberti che ne ha finalizzato il mastering. Joe Satriani ha coinvolto nella realizzazione di questo nuovo album anche una vasta gamma di musicisti, amici sia vecchi che nuovi: il leggendario batterista Kenny Aronoff (John Fogerty), il bassista Chris Chaney (Jane’s Addiction) e il tastierista Eric Caudieux, con contributi aggiuntivi provenienti da Lisa Coleman (The Revolution) e Christopher Guest.

 Se il suono di chitarra suona quasi vintage, però stilisticamente Joe pesca in un pozzo musicale estremamente eterogeneo, quasi dispersivo, nella ricerca apparentemente ossessiva di un effetto novità, che si rispecchia nei battimani ammiccanti di “Big Distortion”, ma ancora di più nelle suggestioni etniche in “Ali Farka, Dick Dale, an Alien and Me”, oppure nelle sonorità rarefatte, quasi fusion di “Falling Stars”.

 

“Waiting” sembra voler raccontare l’intimità di un’alba vissuta sulla riva di una spiaggia autunnale, grazie ad un indovinato innesto di pianoforte, ed una progressione di suoni molto riuscita, mentre il reggae di “Here The Blue River” rimane in superficie, del tutto fine e sé stesso. Nella finale “Yesterday’s Yestarday” troviamo un’altra idea suggestiva, che si avvicina allo Springsteen più tranquillo. Il resto del disco soffre di una produzione troppo pulita, ed i pezzi più sostenuti non sorprendono più, mentre i momenti lenti soffrono di una certa noia ben presente.

“Shapeshifting” rappresenta una fotografia un po’ sfocata dell’artista Joe Satriani, qualcosa non ha evidentemente funzionato, soprattutto mancano cuore e intensità, anche se il tutto si lascia ascoltare abbastanza piacevolmente. Semplicemente bella la copertina, essenziale, misteriosa e illuminante.

Etichetta: Sony Music/Legacy Recordings

Anno: 2020

Tracklist: 01.Shapeshifting 02.Big Distortion 03.All For Love 04.Ali Farka, Dick Dale, an Alien and Me 05.Teardrops 06.Perfect Dust 07.Nineteen Eighty 08.All My Friends Are Here 09.Spirits, Ghosts and Outlaws 10.Falling Stars 11.Waiting 12.Here The Blue River 13.Yesterday’s Yesterday
Sito Web: http://www.satriani.com/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Janko

    purtroppo, devo ammettere che hai detto bene. però il maestro è il maestro. riesce sempre a portarmi via.

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