Jizzy Pearl – Recensione: All You Need Is Soul

Dopo il meritatissimo successo ottenuto con i primi album dei Love/Hate il buon Jizzy Pearl non ha mai più raggiunto quelle vette di qualità e di visibilità, prestando la propria particolare voce a dischi anche davvero scarsi come “Let’s Eat” o “Shrinking Violet” (targato L.A. Guns). Nonostante le bassissime aspettative devo però dire che questo nuovo album solista ha invece qualcosa di interessante da dire.

In primo luogo, appunto, la voce di Jizzy potrà piacere o meno, ma mantiene, anche a distanza di anni, una riconoscibilità che non può che essere un pregio in un’epoca di interpreti spesso tanto bravi quanto anonimi. E poi perché la miscela stilistica che vede nelle canzoni qui proposta accostare i dettami del vecchio hard rock con alcune inflessioni più hard moderniste, in alcuni frangenti funziona davvero bene.

Già con la iniziale “You’re Gonna Miss Me When I’m Gone” fa capolino in qualche modo il vecchio sound caro ai Love/Hate, anche se rivisitato e sicuramente proposto in modalità meno aggressiva. Ecco, forse a tirar fuori subito le magagne, si potrebbe sottolineare come la carica devastante del primo album della vecchia band, o anche la qualità compositiva e l’estro di un “Wasted In America” non tornano a farsi sentire neanche a questo giro.

Il tempo passa per tutti insomma, ma se paragoniamo quanto proposte in queste tracce con altre cose del passato, non appare del tutto campata per aria la dichiarazione che vede il nostro affermare “E’ questo il mio miglior disco dai tempi di “Blackout In The Redroom”.

Coming Home To The Bone”, “Frustrated” o anche “All You Need Is Soul” sono, ad esempio, belle canzoni dall’animo rock e mettono in luce anche come la formazione, completata dal bravo Darren Housholder (che nei Love/Hate aveva anche suonato) alla chitarra e dalla base ritmica composta da Mark Dutton e Dave Moreno (Puddle Of Mud), sia davvero compatta e preparata.

Non tutti i brani colpiscono nel segno come quelli citati, ma anche la sporca “Mr. Jimmy” o la sleazy “You Don’t Know What It’s Like” hanno il loro perché… e la groovy e ribassata “Mortified” propone ancora una volta il, piacevole, paragone proprio con i momenti più rallentati ed heavy dei Love/Hate.

Un ritorno in buona forma che non può che far piacere. A questo punto non sarebbe niente male potersi anche gustare la banda dal vivo alla presa con un po’ di brani storici…

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. You're Gonna Miss Me When I'm Gone 02. Comin' Home To The Bone 03. High For An Eye 04. All You Need Is Soul 05. House Of Sin 06. Mortified 07. Frustrated 08. When The Devil Comes 09. You Don't Know What It's Like 10. It Doesn't Matter 11. Little Treasures 12. Mr. Jimmy

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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