Jinjer – Recensione: Macro

A pochi mesi di distanza dall’EP “Micro”, i Jinjer non si vogliono proprio fermare e, mentre sono occupati con il tour nordamericano, rilasciano il quarto album in studio dal titolo “Macro”. La prima canzone della band che ho sentito è stata la live session di “Pisces”, tratta da King of Everything del 2016, e mi ha lasciata letteralmente a bocca aperta, anche se avevo già sentito parlare delle capacità vocali di Tatiana Shmailyuk. Quello che mi ha subito colpita è il tratto distintivo della band: l’elegante alternanza tra le parti melodiche e il growl più aggressivo.

Tra le proprie influenze musicali i Jinjer includono gli Opeth e ciò è particolarmente evidente in “Pit of Consciousness”, caratterizzata da una batteria martellante, e “Retrospection”. Quest’ultima rappresenta una relativa pausa dall’aggressività propria della band, con l’alternanza di parti cantate in ucraino, lingua madre della cantante, e l’inglese, che Tatiana padroneggia abilmente. Verso la fine le due lingue confluiscono e la traccia, come molte altre contenute nell’album, è caratterizzata da vari cambi di tempo, di stile e di armonia. Dopo un primo ascolto, però, mi sono accorta anche di alcune somiglianze strumentali con gli inglesi TesseracT. Infatti, possiamo considerare “Macro” un album djent, ma l’etichetta sarebbe riduttiva perché vengono esplorati anche territori musicali diversi. Ne è un esempio il primo singolo rilasciato, “Judgement (& Punishment)”, che vede l’accostamento di metal e reggae, spazzato subito via dal growl potente, e che mette in risalto la capacità di Tatiana nel cambiare tecnica vocale senza alcuna difficoltà. Lo stesso avviene anche “in the Prophecy”, che parla dell’abbandono di una persona “tossica”. Anche qui non troverete una struttura lineare, ma un continuo oscillamento nella voce e nella musica.

Un altro tratto caratteristico della band è l’inclusione di una breve sezione tranquilla di voce e chitarra verso metà canzone, come ad esempio in “Pausing Death” in cui si mescolano growl, scream e voce pulita. Ritroviamo questo intermezzo anche in “Home Back”, che sicuramente verrà apprezzata dagli amanti degli Arch Enemy: a tratti le due cantanti si somigliano particolarmente anche se Tatiana, a differenza di Alissa, include sempre delle sezioni in clean. Non a caso i Jinjer hanno intrapreso due tour europei a sostegno degli Arch Enemy due anni fa. Le stesse considerazioni valgono anche per “Noah”, di tema biblico, che racconta il viaggio nei mari di Noè. Ma la mia preferita sin dal primo ascolto rimane la traccia di apertura, “On the Top”, che è anche il secondo singolo rilasciato. Un biglietto da visita perfetto per chi non avesse mai sentito una canzone dei Jinjer: un controllato equilibrio tra armonia e potenza che la band emana in ogni traccia. “Macro” si chiude con una canzone molto sperimentale, “IainnereP”, per lo più strumentale. Le uniche voci che si sentono arrivano da lontano, sono ritoccate da effetti oppure sussurrate. La definirei una colonna sonora con un tocco di musica elettronica che, come “Judgement (& Punishment)”, mostra l’ecletticità della band e la volontà di proporre contaminazioni originali.
“Macro” si compone di 9 tracce con una durata totale di appena 40 minuti, che basteranno però a dimostrarvi il talento dei vari componenti dei Jinjer. Merita un secondo ascolto? Sì, alcune tracce più di altre, ma in generale è impossibile non rimanere stregati da una frontwoman come Tatiana. Infine, vorrei fare un cenno alla cura che la band ha dedicato alla stesura dei testi, come ad esempio possiamo notare in “Judgement (& Punishment)”: “We came from the lands where kindness equals weakness, Feelings are conditional, and help is something supernatural”. I Jinjer sanno davvero il fatto loro e quest’album ne è la dimostrazione.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. On The Top 02. Pit Of Consciousness 03. Judgement (& Punishment) 04. Retrospection 05. Pausing Death 06. Noah 07. Home Back 08. The Prophecy 09. lainnereP

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