Jim Peterik – Recensione: Tigress

Attualmente attivo con i Pride Of Lions ma indimenticato autore di classici con i suoi Survivor, Jim “Eye Of The Tiger” Peterik è probabilmente uno dei musicisti più leggendari tra quelli accasatisi al caldo sole di Frontiers. Ed è proprio grazie alla fitta rete di collaborazioni che una casa discografica così importante può sostenere, che questi autori hanno oggi la possibilità di realizzare progetti, concretizzare visioni, prestare il proprio multiforme talento e forse – anche – mettersi continuamente alla prova con il tempo che scorre ed i gusti che cambiano. “Tigress” rappresenta il nuovo capitolo di una serie che ha debuttato con Peterik nel 2000: caratterizzato da una forte coralità, il progetto “World Stage” vede il coinvolgimento di numerosi artisti della scena mondiale radunarsi attorno al compositore statunitense per interpretarne i brani e, in un certo senso, celebrarne la carriera e la capacità catalizzatrice. Come si può intuire dal sottotitolo “Women Who Rock The World”, questo nuovo capitolo della produzione discografica di Peterik si avvale per la maggior parte di un contributo al femminile, grazie al coinvolgimento – tra le altre – di molte artiste attualmente sotto contrario con l’etichetta napoletana. Chez Kane e Rosa Laricchiuta, che ho avuto già l’opportunità di ascoltare al lavoro con le rispettive band, sono dunque due delle oltre dieci interpreti che con questa uscita hanno avuto l’opportunità di ribadire la centralità indiscussa delle donne nel mondo del rock/metal, che da Doro Pesch a Alissa White-Gluz non potrebbe prescindere dal contributo di queste grintose tigri per raccontare la sua (bella) storia.

Va bene, ma come suona dunque questo “Tigress”? Delicato, innanzitutto. Il disco infatti non intende presentare la forza delle sue interpreti con toni eccessivamente spigolosi, preferendo celebrarne il carattere con brani a tutto tondo, raffinati ed in un certo senso di ispirazione autoriale. “Dear Life”, “Prom Night In Pontiac” e “Taller” sono esempi abbastanza piacevoli di un rock adulto alla Bonnie Raitt o Tyler che accompagna molte di queste voci in territori maturi e per certi versi inaspettati, che concedono ampi spazi all’interpretazione (“A Cappella”), di quel tipo che il pubblico maschile si sarebbe aspettato fino ad alcuni anni fa da una voce femminile. Purtroppo in altre tracce, povere di idee e ritmo come “Strong Against The Wind” e “Lazarus Heart”, c’è davvero poco in grado di rendere alle donne del rock il tributo che esse meriterebbero: alle malelingue sembrerà che, al contrario, sia solo grazie al loro buon cuore ed al loro innato senso di protezione che questi brani indifesi hanno trovato una qualche vitalità e visibilità… ma, appunto, sono solo commenti da vecchi del Muppet Show. In questa celebrazione di genere sta in ogni caso il limite più grande di un disco che, nelle parole dello stesso Peterik, nasce per suonare femminile a tutti i costi, benchè composto e suonato da Jim, Mike, Joel, Colin, Scott, Christian… ed altri ancora nei quali – così, su due piedi – l’ormone maschile si direbbe prevalente. A voler rendere velocemente l’idea, insomma, si sente in “Tigress” il rock come alcuni uomini si aspettano che alcune donne lo suonino, dando alle stampe un prodotto che scorre via piacevole ma a tratti prolisso (“Living For The Moment”, “Walk Like Royalty”), sfilacciato (“Sin To Believe A Lie” sa molto di occasione mancata), pigro di idee (“Full Moon Crazy”, che almeno beneficia di una delle performance più ispirate dell’intero lotto) e per questo anche un po’ prevedibile (“The Best In Us”).

Nonostante i buoni intendimenti con i quali è stato di sicuro assemblato (“Music In The Aire” è la cosa migliore), questo nuovo episodio della saga di “World Stage” aggiunge l’elemento femminile all’ultimo anello della catena – quello della pura, finale interpretazione – finendo col mancare il bersaglio, perché quello che queste artiste potrebbero offrire va ben oltre il ruolo decorativo di ciliegina sulla torta. Le donne del rock sono forza contro gli stereotipi, consapevolezza di sé, dolcezza ed energia che solo loro sanno come sintetizzare in un sentimento complesso, inafferrabile eppure credibile; sono la scintilla che accende molte band di provincia e l’incrollabile entusiasmo che le mantiene vive, sono quelle ancora disposte ad impegnarsi il doppio sul palco per giocarsela ad armi pari, sono quelle alle quali basta una cover strapazzata dei Cranberries per cominciare a sognare, sono insomma quelle tigri imprevedibili e sfuggenti… delle quali su questo album stancante non vi è praticamente traccia. Nonostante il numero consistente di personalità coinvolte, il disco rimane a tutti gli effetti un prodotto riconducibile allo stesso Peterik, solo distratto e spuntato da un’operazione quote rosa da politica italiana che, così formulata, ne ha ristretto i confini e compromesso gli esiti, invece che esaltarne le infinite potenzialità.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Tigress 02. Prom Night In Pontiac 03. A Cappella 04. Living For The Moment 05. Against The Grain 06. Strong Against The Wind 07. Full Moon Crazy 08. Lazarus Heart 09. Taller 10. The Best In Us 11. Dear Life 12. Walk Like Royalty 13. Music In The Aire 14. Sin To Believe A Lie 15. Stronger At The Broken Places 16. Brave Is Beautiful
Sito Web: facebook.com/officialjimpeterik

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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