Jeff Scott Soto – Recensione: Wide Awake (In My Dreamland)

Dicono che oggi le bandiere e gli attaccamenti non esistono più, nello sport come in altri ambiti nei quali sono gli interessi economici a far soffiare i venti e sbocciare/appassire gli amori. L’eccezione, tuttavia, desta sempre una forma di affetto sincero ed ammirazione convinta. E forse, dopo ben diciotto anni di sodalizio con Frontiers Music, Jeff Scott Soto potrebbe a buon titolo essere definito una eccezione ed una bandiera, così grandi sono la parte della sua carriera ad aver respirato l’aria del Bel Paese e l’affetto che lo lega ai colleghi dell’etichetta di Napoli (“my brothers and some of my sisters”, come lui stesso li definisce nella introduzione di “Holding On”). Artefice di un percorso consistente nella doppia veste di solista e band member, il cantante nato a Brooklyn cinquantacinque anni fa arriva oggi alla pubblicazione del suo settimo album in proprio che si avvale, per la composizione e la produzione, del contributo del nostro Alessandro Del Vecchio. Ed è un bel rock compatto e adrenalinico quello che continua ad essere proposto da Soto, dritto al punto senza perdersi in inutili manierismi. Il tipo di canzone che abita dentro a “Wide Awake” è quello che non aspetta altro che esplodere in un ritornello rotondo e corale come quello di “Lesson Of Love”: difficilmente lo si potrà definire uno schema originale, ma questa impostazione ha il pregio di una certa franchezza che finisce per contraddistinguere non solo il singolo disco, ma anche l’attitudine dei suoi esecutori. Inoltre la soluzione appare diretta ma mai semplicistica: per quanto la geometria di ogni traccia sia facilmente intuibile, ci sono all’angolo un allungo, un intreccio o un breve assolo a rimescolare le carte, e l’ascolto finisce sempre – complice l’esperienza lunga dei musicisti coinvolti – prima che affiori una sensazione di artificio e deja vu

Una tale unità d’intenti si traduce in un album dotato dal punto di vista del drive (“Living In A Dream”), ritmato in ogni sua più infinitesimale componente e prodotto con una certa sensibilità, in modo che sia il tutto a risplendere, e non solo il talento di chi tiene il microfono tra le mani. Benchè sia il quadro d’insieme a prevalere, spiccano un basso affilato in “Mystified”, una chitarra padrona della scena in “Love Will Find A Way” ed una batteria ancora più ispirata e presente in “Love’s Blind”, episodi che aggiungono dettagli senza nulla togliere al resto della tracklist. Sono altrettanto meritevoli di nota gli intrecci di voci ed archi della balladWithout You”, il momento strumentale di “Paper Wings” e la malinconia sognante della title-track, posta quasi come un vezzo autoriale verso la fine della scaletta. A “Wide Awake” non difetta nemmeno la quantità: memori del fatto che nella botte piccola c’è il vino buono, ma che in quella grande ce ne sta di più, Frontiers ha incluso nel jewel case un secondo dischetto argentato che di fatto raddoppia l’esperienza aggiungendo altre undici godibili tracce, questa volta registrate dal vivo nel corso del Frontiers Rock Festival di Milano del 2019. Pur non trattandosi di un live inedito né particolarmente raffinato dal punto di vista della ricostruzione sonora, questo secondo disco ci presenta un Jeff Scott Soto in una dimensione, quella che lo porta a diretto contatto col pubblico, ancora più congeniale ad esaltarne tecnica e talento. Sostenuto anche in questa occasione da una band all’altezza e per la maggior parte sudamericana, Soto regala versioni convincenti e dilatate dei suoi cavalli di battaglia (or “a little bit of everything”, per usare le parole dell’artista originario dello stato di New York): l’apertura sfrontata di “Drowning” convince fin dai primi istanti, “Soul Divine” e “21st Century” suonano groovy e piacevolmente street (ma i Tesla sapevano farlo meglio) e “Eyes Of Love” potrebbe essere reinventata come opera lirica, tanto le sue linee vocali sono potenti e perfettamente organizzate nel modo in cui si rincorrono. 

Se proprio vogliamo spaccare il capello, possiamo benevolmente rimproverare al doppio album l’assenza delle soluzioni furbe – e spesso di impronta europea – in grado di creare quelle hit buone e leggere per accompagnare una settimana di ascolti. Lo stile di Soto non è, semplicemente, questo: tra citazioni blues e rimandi americani ai seventies questo è un rock storicamente più chic e radicato, abile nel non mollare mai la presa senza affaticarsi e forse ancora più credibile perché interessato alla riuscita nel complesso, piuttosto che alla rima facile capace di regalare un solo, fischiettato, momento di notorietà. Nonostante l’attributo di disco solista, “Wide Awake” è un prodotto a più strati, denso di melodie e ritmicamente concentrato al punto che suono ed attitudine sono a tutti gli effetti quelli di una band affiatata, per quanto abilmente costruita allo scopo. Se vogliamo intendere il rock come un’espressione stilistica e più compiuta quando corale, perché è nello scambio che si alimentano vite, aspirazioni e positive tensioni, il nuovo lavoro del cantante americano mette a fuoco tutte le sue risorse per regalare al pubblico un ascolto uniforme e coerente, di impostazione immediatamente comprensibile ed in grado di articolarsi in ventidue tracce di divertimento solido, onesto, intelligente. Serious fun, insomma.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2020

Tracklist: CD 1 – 01. Someone To Love 02. Mystified 03. Love's Blind 04. Without You 05. Lesson Of Love 06. Paper Wings 07. Love Will Find A Way 08. Between The Lines 09. Living In A Dream 10. Wide Awake (In My Dreamland) 11. Desperate CD2 01. Drowning (live) 02. 21St Century (live) 03. Believe In Me (live) 04. Look Inside Your Heart (live) 05. Eyes Of Love (live) 06. Band Intros (live) 07. Soul Divine (live) 08. Our Song (live) 09. Holding On (live) 10. I'll Be Waiting (live) 11. Stand Up feat. Dino Jelusick (live)
Sito Web: facebook.com/JeffScottSoto

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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