Jag Panzer – Recensione: The Deviant Chord

Dispiace sempre quando una band di quelle che si amano molto arriva sul mercato con un lavoro che non soddisfa le aspettative. E purtroppo è esattamente quello che è successo con questo nuovo disco dei Jag Panzer.

Il problema di “The Deviant Chord” è che ci presenta un gruppo ancora in palla dal punto di vista tecnico, con un vocalist di prima categoria come Harry Conklin, e un solista del calibro di Joey Tafolla, ma non riesce, almeno nell’insieme, a mettere in piedi un songwriting sempre all’altezza del nome sulla cover e, soprattutto, ci presenta una qualità di suono non soddisfacente.

Sin alle prime battute, affidate alla opener “Born Of The Flame”, si intuisce che qualcosa non quadra. Sonorità compresse e viziate da un pessimo effetto “inscatolamento” sono poco adatte a far emergere la potenza di cui è indubbiamente dotato il combo americano, ma anche la stessa canzone… nulla di davvero coinvolgente. Se questo è l’inizio, non è che ci sia da stare troppo allegri.

Fortunatamente, almeno per ciò che concerne la bontà di scrittura dei brani, nel prosieguo del disco si sente molto di meglio. Peccato che la brutta impressione lasciata dalle scelte fatte in fase di produzione rimangano tali, arrecando un certo fastidio.

Se siete buoni conoscitori del gruppo, sapete cosa attendervi, visto che lo stile non canonico della band e la varietà delle scelte compositive sono da sempre ciò che rende i Jag Panzer speciali. Proprio per questo, anche se in passato il gruppo ci ha offerto prove migliori, anche a questo giro qualcosa di davvero interessante lo si può ascoltare.

La title track, ad esempio, è davvero un brano affascinante, caratterizzato da un incipit acustico che cresce fino a diventare un duro mid tempo dal timbro epico, superbamente spezzato dall’ennesimo assolo al fulmicotone di Tafolla. Diciamo che in linea di massima i brani più melodici, elaborati e lunghi, anche se non sempre al primo colpo, sono quelli che si dimostrano più azzeccati. Molto bella è infatti anche “Long Awaited Kiss” e niente male la conclusiva “Dare”. Il terribile suono della batteria è però il maggior responsabile della mancata presa di canzoni altrimenti più che oneste come “Black List” o “Salacious Behavior”. Ma è vero che spesso il riffing rimane in quel limbo tra il già sentito e il poco trascinante che mal s’addice ad una formazione di cotanta qualità.

Un rientro che non soddisfa del tutto, ma la speranza di poter ammirare la band dal vivo alle prese con il meglio del repertorio ci farà presto dimenticare questo mezzo passo falso.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2017

Tracklist: 01. Born Of The Flame 02. Far Beyond All Fear 03. The Deviant Chord 04. Blacklist 05. Foggy Dew 06. Divine Intervention 07. Long Awaited Kiss 08. Salacious Behavior 09. Fire Of Our Spirit 10. Dare

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. paolo

    è un disco fantastico da almeno 9 su 10 se non ti piacciono perchè ne parli male?!

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    • Riccardo Manazza

      No, a me loro piacciono, ma questo non è un disco fantastico… suono orribile e brani scontati. Possono fare di meglio e in passato lo hanno fatto.

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  2. paolo

    sarà ma dei 94 amici interpellati sparsi per il mondo amanti dei jap panzer solo tu ne parli male 🙂

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  3. paolo

    Jap ahahha 🙂

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  4. Riccardo Manazza

    Tra parlare male ed evidenziare quelle che secondo me sono delle carenze c’è differenza. Non mi pare che frasi del tipo “un vocalist di prima categoria come Harry Conklin, e un solista del calibro di Joey Tafolla” o “anche a questo giro qualcosa di davvero interessante lo si può ascoltare” significhino dire male di una band. Che poi se ad uno piacciono da morire i Jag Panzer riesce comunque ad apprezzarli per le loro qualità, sono anche d’accordo, ma io non scrivo una recensione per i fan del gruppo (cosa che pure io sono), la scrivo per tutti… e secondo me in questo album ci sono dei difetti che lo rendono meno interessante di altre uscite. Se poi vogliamo portare l’esperienza personale, io ho un negozio di dischi da vent’anni e da me questo album non è piaciuto quasi a nessuno. Mi hanno anche detto che dal 6,5 si capisce che sono un loro fan. 🙂

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  5. Paolo

    mi sta’ piacendo parecchio, come dico per i Megadeth o altri gruppi mitici degli ’80 che grazie a Dio ancora ci sono, ce ne fosse di nuovi come questi. A molti piacerebbe essere un decimo di quello che sono i jag panzer anche adesso

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