Jaded Heart – Recensione: Stand Your Ground

Attivi fin dagli anni novanta e protagonisti di un percorso solido, che li ha visti pubblicare album con buona continuità nel corso degli anni, i Jaded Heart sono oggi un quintetto che conta membri tedeschi e svedesi, perciò costretto a colmare con l’uso delle tecnologie le distanze geografiche tra i suoi componenti. “Melodia Ma Con Deciso Piglio” potrebbe essere un modo efficace per definire la proposta del combo nordeuropeo. Se infatti i ritornelli presenti nell’album sono immediatamente cantabili, come da tradizione tedesca, il dinamismo di Peter Östros, Masa Eto e Bodo Stricker (rispettivamente chitarre e batteria) caratterizza in modo altrettanto marcato i tempi di “Stand Your Ground”. La title-track contiene tutto quanto è possibile trovare in questa nuova uscita. Al suddetto, piacevole dinamismo si accompagnano cori, un’alternanza strofa/chorus che è allo stesso tempo prevedibile e rassicurante e una produzione in grado di cogliere in maniera tecnicamente ineccepibile quella sintesi tra musicalità e potenza che diventa marchio di fabbrica, quando accalappiata nella sua forma più smagliante.

Per quanto gli assoli di chitarra e l’espressività vocale di Johan Fahlberg non mi abbiano convinto del tutto, poiché alcune strofe sembrano interpretate con fare meccanico (alla Blaze Bayley in The X Factor) e pure un filo svogliato, il disco possiede una sua piacevole coerenza, ricercando nel corso delle sue tredici battute quell’equilibrio delicato in grado di fare il momento. Ad andarci vicino sono soprattutto “One Last Time”, brano di potenza languida e malinconica, “Break Free”, ipnotica ed operatica, e quella “Kill Your Masters” la quale, benchè relativamente anonima nelle sue parti più tranquille, esplode in un ritornello che diverte a canticchiarlo. L’impressione, però, rimane quella di un proposito mai completamente raggiunto per colpa di un dettaglio che non si è riusciti a sistemare. Qualche canzone si perde per strada, qualche altra sembra interpretata secondo un rigido copione, altre ancora si interrompono appena prima di spiccare il volo (“Reap What You Saw”). Per un motivo o per l’altro, insomma, i Jaded Heart dimostrano di possedere tutti i mezzi necessari per fare qualcosa di straordinario che alla fine non arriva. Ci sarà pure un motivo, allora, se la prima informazione fornita dalla casa discografica per presentare questo lavoro è che, dopo lunghe discussioni, la band ha finalmente deciso di sbarazzarsi delle tastiere per abbracciare uno stile più energico e grintoso. E non sarà un caso, dunque, se la band oggi appare più a suo agio nei rari casi in cui la costrizione melodica svanisce.

Hero To Zero” conferma l’ambiguità di fondo di questo disco con la forma di un heavy/thrash tirato e diretto in ogni sua parte, nel quale la coesione della band trova finalmente una sua realizzazione compiuta ed avvertibile. “Embrace A Demon” è più o meno la stessa storia: meno melodica e più concentrata sull’abilità di innalzare un solido muro di chitarre e batterie, racconta anch’essa dei Jaded Heart che (ancora) non furono, quelli che – purtroppo – hanno potuto trovare spazio in un paio di tracce situate, come per nascondersi, a strategica metà della scaletta. In questi momenti si avverte una spensieratezza che a “Stand Your Ground” sembra mancare, come se la preoccupazione maggiore fosse stata quella di snaturarsi per suonare qualcosa di diverso e melodicamente accettabile, invece che divertirsi perseguendo senza paura una nuova visione. Ne sia ulteriore dimostrazione la ballad “Stay”, un episodio che vede la band originariamente fondata dai fratelli Michael e Dirk Bormann nella poco invidiabile parte del pesce fuor d’acqua: viva la comfort zone e chi sommesso ci rimane, se i risultati che otteniamo per seguire il consiglio del life coach di turno sono miagolii di inescusabile inconsistenza. Se davvero i nostri avessero dovuto convivere con un dilemma amletico, sospesi in un limbo tra passato e futuro, “Stand Your Ground” potrebbe essere considerato alla stregua di un capolavoro, perché realizzare un disco melodico in ultima analisi ascoltabile, pur volendo in realtà assomigliare ai Testament di “Souls Of Black” (1990), sarebbe circostanza degna di nota, se non altro per lo sforzo abnorme che un tale proposito comporta. In caso contrario, il tredicesimo disco dei tedeschi è una tipica dimostrazione di noiosa professionalità teutonica e di solidità esibita, una promettente transizione ad altera alla quale mancano un buona dose di estro, divertimento e libertà per riuscire a convincere scuotendo gli animi, e scaldando i cuori.

Etichetta: Massacre Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Inception 02. Stand Your Ground 03. One Last Time 04. Reap What You Sow 05. Break Free 06. Hero To Zero 07. Kill Your Masters 08. Embrace A Demon 09. Hopelessly Addicted 10. Self Destruction 11. Stay 12. Lost In Confusion 13. Inside A Hurricane
Sito Web: facebook.com/jadedheartmusic

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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