Jack Russell’s Great White – Recensione: He Saw it Comin’

Questo disco ha un pregio assoluto: la voce splendida e unica di Jack Russell. Accompagnato da una copertina tra le più brutte viste di recente “He Saw It Comin’” ci porta alla scoperta di una band formata da musicisti esperti, tra cui spicca ovviamente Tony Montana, già parte per un periodo dei Great White, e qui nel ruolo di chitarrista; una band, dicevamo, che riesce a confezionar un album dalle tonalità blues e dall’impasto rock, che non disdegna qualche inflessione catchy da vecchio FM Rock e si ammanta di una produzione dal taglio fortemente digitale che riesce a trasportare tutto nella modernità.

Ci pare di capire che questo gruppo non lavori insieme da poi moltissimo tempo, il che sarebbe una spiegazione per una varietà notevole non solo di tipologia di canzoni, ma proprio nell’approccio totalmente differente da un brano all’altro. In generale le canzoni sono tutte apprezzabili come composizione e linea vocale, ma tutte queste differenze possono lasciare in qualche modo spiazzati, togliendo omogeneità di giudizio a seconda del gusto di chi ascolta.

Alcune canzoni, come “She Moves Me” o “My Addiction”, appaiono molto asciutte e con un contributo della chitarra a tratti marginale e comunque totalmente distante dall’immaginario classico, mentre altre, ad esempio “Blame It On The Night” o “Crazy”, danno alla chitarra un peso ben diverso e più in linea con la tradizione del hard di derivazione Great White, soprattutto in fase di assolo (sotto questo aspetto comunque il disco non ci entusiasma più di tanto. Bisogna ammetterlo).

Di certo quando alla voce di Russell si lascia lo spazio centrale, come nell’acustica “Anything For You”, sono davvero pochi gli interpreti in grado di star dietro all’espressività straordinario di un cantante tra i migliori in circolazione.

Proprio a partire da questo brano in poi la scaletta diventa molto più estrosa e convincente, con canzoni come “He Saw It Comin’”, superba nel suo incedere incalzante e nel coro totalmente sorprendente. Difficile attendersi una canzone così da una band come i vecchi Great White. E questo distaccarsi dall’approdo sicuro rappresentato da una carriera tanto solida ci pare il pregio migliore di un disco forse non stravolgente, ma che ha definito un suo ruolo.

Don’t Let Me Go” è un pop-rock dal taglio west coast, mentre “Spy Vs Spy” comincia con un’introduzione di chitarra che mai ci si sarebbe aspettato a questo punto del disco, per poi diventare un’incalzante rock dalle tinte appena hard. Nonostante tutta questo saltare da uno stile all’altro, nulla prepara al finale tra soul e pop corale a cappella di “Godspeed”. Canzone in cui le sovrapposizioni vocali la fanno da padrona in modo comunque riuscitissimo e totalmente godibile.

Secondo noi c’è ancora spazio di crescita artistica per questa formazione e forse serve un po’ più di tempo per mettere a fuoco ogni singolo aspetto al meglio, ma già così chi ama la musica rock suonata e , soprattutto, cantata con passione, non potrà che farsi trascinare.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Sign Of The Times 02. She Moves Me 03. Crazy 04. Love Don't Live Here 05. My Addiction 06. Anything For You 07. He Saw It Comin' 08. Don't Let Me Go 09. Spy Vs Spy 10. Blame It On The Night 11. Godspeed

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Andy

    Questo signori e’ il grande ritorno dell’unico grande cantante dei Great White!!!…impossibile sostituire il suo carisma e la sua espressivita’ !!!… Si parte veramente alla grande con sign of the times che dimostra il pieno recupero di questo grande frontman degli anni ’80 dopo le innumerevoli sfortune passate in questi ultimi 10 anni…l’album si distende pero’ su vari pezzi mai ripetitivi e uguali fra loro espressioni della moltitudine di influenze di Jack!..love don’t live here ,blame it on the night e he saw it comin ne danno il giusto valore…sostenuto molto bene dalla sua nuova band composta anche dal talentuoso vecchio amico tony montana dimostra di avere ancora stoffa da vendere anche nel lontano 2017!!!…lunga vita al vero rock’n’roll sofferto di questo irripetibile squalo bianco di los angeles!!!!!!….

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