Warbringer – Recensione: IV: Empires Collapse

Giovani thrash band crescono. Se infatti fino a qualche tempo i Warbringer potevano essere considerati tra i più promettenti new comers del genere, dopo tre album di buon successo e un’attività live considerevole è arrivato il momento di aspettarsi il salto di qualità definitivo e di pretendere una scrittura più personale (mancanza che fino ad ora ci è sembrato il limite maggiore della band).

Fortunatamente per loro, e un po’ come capitato ad altri epigoni del genere come gli Evile,  la maturità artistica arriva al momento giusto e questo “IV: Empire Collapse” si presenta come il disco della svolta, un giro di vite che non porta certo la band a stravolgersi, ma permette finalmente di ascoltare canzoni con un taglio meno standardizzato o troppo ricalcato dagli schemi basilari del vecchio thrash.

Il risultato arriva grazie alla più semplice delle ricette: il desiderio di diversificare, senza per forza rinchiudersi tra i confini di un genere specifico. Abbiamo così canzoni che non perdono l’immediatezza tipica del thrash, ma si arricchiscono di passaggi più groove, di un riffing a volte più vicino al death (“Horizon”) e in altri momenti più classic metal, ma soprattutto l’intero album cerca in modo più continuo di mettere in risalto le linee vocali e i ritornelli.

Prendete ad esempio un brano come “Hunter-Seeker”; tra il riff molto melodic black, la voce urlata ma ben centrata sulla linea melodica e la ritmica dinamica si fa davvero fatica a incasellare lo stile proposta in un sottogenere preciso. “Black Sun Black Moon” sa addirittura di power metal vecchia maniera (ci riferiamo al power americano delgi anni ottanta, non a quello melodico più tipicamente europeo), ma altrove pare quasi di ascoltare una versione più modern metal di certe cose dei Death Angel o degli Overkill (“Iron City”), per arrivare in alcuni momenti ad evidenziare certe influenze punk-core nelle parti di maggiore impatto (“Off With theri Heads” ad esempio).

Senza tralasciare che una song come “Leviathan” si immerge in ritmiche più cupe e rallentate che rappresentano una novità assoluta per la band, per poi mutare verso una seconda parte lanciata nella tipica cavalcata in stile Metallica vecchia maniera che in un modo o nell’altro riesce sempre a piacere.

In linea di massima possiamo quindi descrivere i Warbringer attuali come una band in equilibrio tra passato e presente, ma soprattutto come un gruppo in bella forma che ha imparato ad andare oltre la mera costruzione di suoni per cominciare a scrivere vere e proprie canzoni. E a noi in questa nuova veste sono piuttosto piaciuti.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2013

Tracklist:

1. Horizon
2. The Turning Of The Gears
3. One Dimension
4. Hunter-Seeker
5. Black Sun, Black Moon
6. Scars Remain
7. Dying Light
8. Iron City
9. Leviathan
10. Off With Their Heads!
11. Towers Of The Serpent


Sito Web: https://www.facebook.com/Warbringermusic

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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