Istvan – Recensione: Istvan

Si chiamano Istvan e rileggono il rock classico a modo loro. E per una volta sono pure italianissimi, per la precisione di Forlì. Aural Music distribuisce in questi giorni il debutto del three-piece, breve ma di certo interessante.

La miscela è vero, è sempre quella: retaggi seventies, riminiscenze sabbathiane, progressive, blues, stoner e psichedelia, ma il gruppo si esprime in maniera personale confezionando cinque intriganti brani giocati sui continui cambi di intenzione, melodie gustose e un sentito groove metallico.

“Bohor”, con i suoi arpeggi e un drumming rituale, apre su di uno scenario desertico in cui entrano echi dei vecchi Queens Of The Stone Age, mentre la successiva “Mire”, dal corpus metallico più marcato, va via via placandosi per sfumare in un finale di blues onirico e umori sabbathiani. In questo pezzo appaiono brevemente delle linee vocali, ma il suonato è decisamente preponderante per gli Istvan, che non lesinano cammei dove si esaltano le doti tecniche di ciascun membro.

Dopo il breve interludio crimsoniano “Stonemill”, “Rundweg” appare decisamente più melodica e prossima ad un garbato progressive, ma presto esplode il suono della chitarra elettrica e il brano si ispessisce, lasciando che il fantasma dei Sabs aleggi ancora sinistro (e non manca un accattivante assolo di batteria). “Kenosis” mischia tutte le carte in tavola e odora piacevolmente di cannabis, partendo con il basso potente e voci che paiono intente a recitare una liturgia, poi spazio a una intrigante melodia guida tessuta dalle chitarre riverberate che ci porta verso un finale nuovamente sabbathiano.

Debutto incoraggiante quello degli Istvan, figli del deserto e dei paradisi artificiali, un’ottima alternativa per i supporters di questo sempre più movimentato panorama.

istvan-istvan-cover

Voto recensore
7
Etichetta: Bronson Recordings/Aural Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Bohor 02. Mire 03. Stonemill 04. Rundweg 05. Kenosis
Sito Web: https://www.facebook.com/istvanfellowship

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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