Iron Savior – Recensione: Skycrest

Partita nel 1997 con la pubblicazione dell’omonimo debut album, la carriera degli Iron Savior non ha conosciuto battute d’arresto e, nel corso di una carriera ventennale, ha visto Piet Sielck – mastermind del progetto – realizzare ben undici dischi, mantenendo invariata la propria attitudine. In fondo, il musicista tedesco è uno dei punti fissi del Power Metal, avendo iniziando la sua lunghissima esperienza sul finire degli anni ’70 (accanto a un’altra figura di spicco del genere, Kai Hansen) e poi averla portata avanti sia nei panni di produttore, sia con la sua band. Da lui, quindi, sappiamo perfettamente cosa aspettarci e questo “Skycrest” ne è la conferma.

Pubblicato sotto l’egida di AFM Records, l’album presenta dodici brani di solido Metal di matrice teutonica, abilmente suonato e interpretato da musicisti dalla comprovata esperienza. Preparatevi, dunque, a una marcia inarrestabile caratterizzata da chitarre potenti, una sezione ritmica robusta e terremotante, e melodie accattivanti che marchiano ogni singolo ritornello. Su tutto, però, svetta incontrastato l’amore di Sielck per il Metal e la validità della sua prova – tanto dietro al microfono quanto con la chitarra – che confermano la bontà della sua proposta.

 

 

Lasciata alle spalle l’opener strumentale “The Guardian”, è tempo di tuffarci nella title track, che mette subito le cose in chiaro: questo è il sound degli Iron Savior nel 2020. Se avete seguito il combo di Amburgo sin dagli esordi, allora non avrete difficoltà ad apprezzare un platter che conferma l’ottimo stato di salute della compagine. Tra i solchi del disco, infatti, troverete tutte le peculiarità di una band che con onestà propone una ricetta spesso abusata, ma ancora valida; declinando tutto con intelligenza e caparbietà, ritroviamo una discreta freschezza nel songwriting e momenti di vera goduria in cui essere travolti da una sferzata di energia.

In tal senso, è impossibile restare indifferenti di fronte a brani come “Souleater“, “Our Times Has Come”, “There Can Be Only One” (il punto più alto dell’intero disco) o “End of the Rainbow”, un trittico che mette in mostra le doti compositive ed esecutive di un Sielck ancora una volta ispirato.

 

 

Se, invece, siete alla ricerca di qualcosa di più sperimentale e siete stanchi di gruppi che restano fedeli alla propria linea artistica, allora il consiglio è di tenervi alla larga da questo “Skycrest”: il full-lenght è una dichiarazione d’amore per il genere che lo stesso Sielck ha contribuito a forgiare.

Gli Iron Savior sono tornati e, come già successo con il precedente “Kill or Get Killed” (2019), dimostrano tutto il loro potenziale. L’età della pensione è ancora lontana per un combo che continua a essere un punto di riferimento per le generazioni a venire. In un momento storico così delicato, segnato dalla pandemia e dalle molteplici implicazioni a questa collegate, la positività di questa proposta è come manna caduta dal cielo. Grazie, ragazzi!

Etichetta: AFM Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Guardian 02. Skycrest 03. Our Time Has Come 04. Hellbreaker 05. Souleater 06. Welcome To The NewWorld 07. There Can Be Only One 08. Silver Bullet 09. Raise The Flag 10. End Of The Rainbow 11. Ease Your Pain 12. Ode To The Brave
Sito Web: https://it-it.facebook.com/ironsavior1996/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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