Iron Mask – Recensione: Master Of Masters

Gli Iron Mask nascono nel 2002, come side project del chitarrista e compositore belga Dushan Petrossi, anche nei Magic Kingdom, e pur non essendosi mai affermati completamente, sono arrivati con questo “Master Of Masters” al settimo album in studio, pur con continui e turbolenti cambi di formazione e di cantanti. In questo caso, dopo ottime voci come quelle di Oliver Hartmann, Mark Boals e Diego Valdez, tocca a Mike Slembrouck, connazionale di Petrossi e con una densa carriera in band underground ed una ammirazione sia per il genere suonato dagli Iron Mask, che per la band stessa.

L’uomo dalla maschera di ferro, personaggio estratto da un celeberrimo romanzo di Alexandre Dumas, si nutre di ispirazioni sempre figlie di una sensibilità neoclassica molto vicina a Yngwie Malmsteen, prima musa di Petrossi, ma oramai mescolata con altre mille influenze, che vanno dall’hard rock dei Rainbow, al metal melodico degli Stratovarius, alle possanze sinfoniche dei primi Rhapsody Of Fire, con qualche altro riferimento al power metal melodico (per citare un band, gli At Vance degli esordi) e ad un pizzico di folk metal, che non guasta mai. Ma potremmo citare anche gli Iron Maiden dei ultimi dischi, per qualche struttura delle parti strumentali.

E come i suoi predecessori, “Master Of Masters” è una collezione che presenta diversi brani validi ma anche una serie costante di ingenuità, soprattutto in parti di tastiera abbastanza posticce, con una produzione di suoni un po’ confusi che non valorizzano la chitarra e nemmeno la potenza della band. Mike Slembrouck fa il suo dovere e si ispira certamente a Fabio Lione per una voce però sottile ed acuta, che rischia di confondersi con altre simili, e infatti quando interviene l’ospite Oliver Hartmann in “Revolution Rise”, con la sua vocalità matura e pastosa, i risultati sono ben più performanti e soddisfacenti. Se la marcetta folkish di “Tree Of The World” potrebbe avere un buon appeal commerciale, purtroppo gli Iron Mask cadono sulla ballad, perché “A Mother Loved Blue” è quasi caricaturale e grottesca, ma il gruppo riprende smalto con una title track ben strutturata sia musicalmente che nel ritornello, cosa che non succede in tutti i pezzi del disco.

Severità a parte, è chiaro che gli Iron Mask non saranno mai dei campioni del power metal sinfonico, ma “Master Of Masters” possiede anche evidenti qualità ed almeno una manciata di ottime canzoni, che potrebbero piacere agli amanti di un metal classico ed epico, che forse non sarà più di moda, ma che non si arrende mai.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2020

Tracklist: 01.Never Kiss The Ring 02.Tree Of The World 03.Revolution Rise 04.One Against All 05.Nothing Lasts Forever 06.Dance With The Beast 07.Wild And Lethal 08.Mist Of Loch Ness 09.My One And Only 10.A Mother Loved Blue 11.Sagittarius A 12.Master Of Masters
Sito Web: https://www.iron-mask.com/

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