Iron Maiden – Recensione: The Book Of Souls

Quando si tratta di Iron Maiden la febbre d’attesa degli appassionati di metal cresce sempre a dismisura. Senza magari aver mai più piazzato colpi di qualità eccelsa come quelli di un tempo la truppa guidata da Steve Harris è pur sempre quella più amata da (quasi) tutti, la band che da sola riassume il concetto stesso di heavy metal e lo porta in alto attraverso un legame speciale con i fan e la incredibile forza che riesce ad esprimere su di un palco.

Proprio per questo ci fa piacere constatare come “The Book Of Souls” sia un lavoro davvero prezioso, pienamente all’altezza della fama del gruppo e capace anche di qualche novità. Qualcuno potrà anche far notare che i punti controversi che hanno caratterizzato le uscite degli ultimi vent’anni circa sono più o meno tutti presenti: le canzoni di lunghezza media fin esagerata, con refrain, melodie e passaggi strumentali ripetuti, ma soprattutto la scelta di mantenere quel tipo di sonorità non certo esplosive e scintillanti (ed anzi, tendenzialmente ovattate e grezze) che l’accoppiata Harris/Shirley in sede di regia ha da sempre come marchio di fabbrica.

Indipendentemente da come la pensiate in questa diatriba, la positività di un album come “The Book Of Souls” sta nel fatto che a soddisfare sono comunque le singole canzoni. Se si esclude infatti la poco convincente “The Red And The Black”, che parte bene, ma si perde lungo tredici minuti dall’intreccio macchinoso e i troppo abusati “oh oh oho”… il resto rappresenta quanto di meglio ci si possa attendere dalla band nel 2015.

Di certo non stiamo parlando di un album dalla fruibilità immediata, visto che molti brani sono effettivamente belli lunghi ed elaborati, e che la band ha ormai certificato da anni di voler centellinare i momenti più diretti e d’impatto a favore di strutture più dilatate e dal gusto rock/prog.

Questa volta però ci sentiamo di dire che la ricetta è venuta davvero bene e anche se il disco comincia con un brano non proprio devastante come “If Eternity Should Fail”, si capisce al volo che la strada è quella giusta. Innanzitutto i timori sull’ugola di Bruce Dickinson possono essere tranquillamente accantonati, il nostro singer fornisce una prestazione assolutamente fantastica, capace di dipingere le melodie nel migliore dei modi e altrettanto in grado di sparare le note più alte quando questo si rende necessario. Più mestiere e controllo, rispetto ad una volta, e meno urla belluine… ma si può definire questa maturità come un calo di qualità?

Sensazione confermata anche da una canzone come “The Great Unknown”, suadente e fluida, tenuta in piedi quasi esclusivamente dalla interpretazioni vocale che conduce il brano per mano fino alla sua destinazione naturale, ovvero la sempre gradita parte strumentale con tanto di assoli scambiati tra i protagonisti.

Alla luce della scaletta ci pare poi quasi ovvia la scelta di un brano più diretto come “Speed Of Light” nel ruolo di singolo, ma dal lato qualità assoluta ci pare essere questa la meno riuscita tra le song più classicamente metal. Assolutamente ottima è ad esempio “When The River Runs Deep”, capace di una base ritmica vecchia maniera e di variazioni armoniche incalzanti come solo i migliori Maiden sono capaci di costruire, eppure vicina al meglio delle ultime uscite per il gusto melodico. Molto bella anche “Death Or Glory”, dedicata al mitico Barone Rosso, più controllata ma pur sempre capace di evocare la rapidità delle evoluzioni in cielo del protagonista.

Non sono però da meno le canzoni più ragionate, oltre alle due citate ad inizio scaletta, colpisce soprattutto la title track “The Book Of Souls”, con l’avanzare ritmico classicamente cadenzato e le vocals epiche di Dickinson, doppiate da inserimenti evocativi di tastiera, che, insieme alla prevedibile accelerazione strumentale della seconda parte, ci consegnano un brano coinvolgente che dal vivo promette di essere una vera bomba.
Assolutamente non male anche “Shadows Of The Valley” che inizia con una introduzione di chitarra che rimanda non poco a “Wasted Years”, ma che si tramuta presto nella consueta cavalcata da manuale: perfetto il crescendo delle melodie e l’inserimento delle armonie di chitarra folkeggianti e gli assoli.

Ci sono poi due canzoni che in qualche modo svegliano l’anima rock della band, firmate entrambe da Harris, in coppia prima con Adrian Smith e poi con Dave Murray, “Tears Of A Clown” (ispirata all’attore Robin Williams) e “The Man Of Sorrows” suonano paradossalmente più vicine ai dischi solisti di Dickinson, ma sono entrambe davvero eccellenti. Ottimi esempi di come uscire dagli schemi consueti e lasciar andare la creatività porti solo benefici quando ci sono di mezzo artisti di grande calibro come i Maiden.

In questo senso viene anche risolto l’ultimo dubbio, ovvero la qualità di una canzone di ben diciotto minuti che era stata annunciata come molto diversa dagli standard. Di sicuro questa ultima affermazione è pertinente: “Empire Of The Clouds” è probabilmente il brano meno Iron Maiden di tutta la loro discografia pensato come una lunga suite impregnata dal gusto british per il racconto drammatico (ricordiamo che la song parla di uno storico disastro aereo del 1930), con un’introduzione di pianoforte e voce, più tante variazioni dal gusto anche sinfonico e progressivo. Per quanto ci riguarda si tratta di uno dei pezzi migliori della tracklist e la sua anomalia in un disco così lungo non può che essere di ulteriore arricchimento.

L’insieme di quanto ascoltato fa di “The Book Of Souls” un gran bel ritorno sulle scene, anche al di sopra delle aspettative e che solo chi non ama più la band da tempo potrà trovare deludente. A tutti gli altri non resta che augurare buon ascolto!

Etichetta: Parlophone / Warner Music

Anno: 2015

Tracklist:

CD1
01. If Eternity Should Fail
02. Speed Of Light
03. The Great Unknown
04. The Red And The Black
05. When The River Runs Deep
06. The Book Of Souls
CD2
01. Death Or Glory
02. Shadows Of The Valley
03. Tears Of A Clown
04. The Man Of Sorrows
05. Empire Of The Clouds


Sito Web: http://www.ironmaiden.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

26 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Fabio

    Trovo la recensione molto ben fatta e soprattutto obbiettiva obbiettiva pertanto mi trovo d’accordo. Aggiungerei solamente che mi aspettavo un Nicko scontato e ripetitivo nei fill di batteria come da dance of death in poi, invece a parte un paio di pezzi mi ha sorpreso come tutto l’album. Maturi e sempre loro ma quelli veri! Grazie ragazzi!

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  2. Antonio I.

    Grande disco di una grande band. Tra i pezzi migliori si nota sempre la presenza di Smith (The Great Unknown, When the River Runs Deep, Death or Glory, Tears of a Clown), mentre purtroppo Harris sembra arrivato alla fine della sua creatività artistica con The Red and the Black, brano a dir poco inutile (ha ragione il recensore, con quel oh oohh ohhh si cerca di riempire un brano che gira a vuoto). Per il resto sono tornati i Maiden, a tratti più vicini alla carriera solista di Dickinson, ma in perfetto stile Maiden.

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    • crobben

      State scherzando a snobbare “the red and the black”?!? Riascoltatela perche fate un errore fuori dal mondo a giudicarla per quei cori. É in assoluto la traccia piu completa dell album, batteria martellante,chitarre che si intrecciano alla perfezione, assoli ispirati e un giro di basso sul finale che é già storia. i cori vi sembrano come come? Infantili?!?!? Ma lasciatevi un pó andare, siete davvero cosi vecchi mentalmente?? A me quegli “ohohoh”esaltano, esalta l’idea che la facciano live ed esalta l’idea di passare 13 minuti della mia vita sotto al palco al loro prossimo concerto ad ascoltarla, a fare gli ohohohoh e a saltare. Che togliessero fear of the dark invece…

      Reply (in reply to Antonio I.)
      • neccio

        concordo pienamente con crobben,mi stavo preoccupando perchè credevo di essere l’unico a impazzire per the red and the black!non ascoltate i cori se non vi fanno impazzire ma il resto,anche se io quando bruce fa oh oh oh io ci urlo dietro come in matto!!!!
        lo dice uno che ascolta gli iron dal 90.
        ciao a tutti.

        Reply (in reply to crobben)
      • raajkko

        The Red And The Black e la più bella dell album. ascoltare ,ascoltare…

        Reply (in reply to crobben)
        • Massimiliano

          Concordo: anche secondo me “The red and the black” è un capolavoro… Definirla una traccia “che gira a vuoto” mi sembra un puro esercizio di inutile (questo sì) snobismo.

          Reply (in reply to raajkko)
  3. Iab

    Boh… ti sei divertito di più a scriverlo che ascoltarlo..

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  4. MARK HUGE

    io 92′ di musica non riesco proprio a digerirli, comunque il disco dopo tre ascolti mi divide il giudizio tra alcune cose davvero buone ed altre invece allungate come solito fare da bnw in poi , qualche autocitazione ci sta pure bene , maledetto quell’ oho oh oh oh del cazzo , porco giuda c’hai 60 anni e fai oh oh oh oh …..vabbè, produzione alla quale ci devi fare l’orecchio ma poi ti piace tutto sommato ma, direi che le note stonate almeno per me sono: choreus poco azzeccati e troppo ripetitivi e purtroppo il Bruce Bruce che ce lo stiamo giocando(cmq cantassi io cosi dopo un tumore!!!!!) ma spesso la sua voce è stridula e fastidiosa nelle parti alte, mentre è molto più in palla sui toni medi…..se ne potevano uscire con una cinquantina di minuti ma tan’è , un 7 ci sta tutto!!!!!

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  5. MARK HUGE

    aggiungo che il pezzo che mi esalta veramente è when the river runs deep….bello!!

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  6. cipolla

    Mah, beati voi che riuscite ancora a sentire certi dischi. Io con queste cazzo di protesi che mi sono dovuto mettere ho dovuto dire addio al metal e alla musica in generale. Che rabbia della m…a!

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  7. Ben

    Question: nessuno è curioso di sapere come sarebbe un ritorno di Paul Di Anno (-30Kg)?

    L’album è ok, da digerire…

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  8. Fabio

    No per niente…il cantante degli Iron é Bruce e non potrà essere nessun’altro.Per me i primi due album sono prove. Nn li ascolto nemmeno. Da the number of the beast sono Iron Maiden. Punto.

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    • Simone

      I primi 2 sono grandissimi album. I gusti non si discutono ma a mio avviso le prime uscite, quindi anche con Di Anno, sono eccezionali

      Reply (in reply to Fabio)
  9. MARK HUGE

    seee come no !!!!……comunque la cazzata l’avete detta tutte due , ma vi costa tanto accettare una band per quello che è senza fare sti cazzo di ragionamenti da metal boy quindicenne???

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  10. andpec

    Album bellissimo! Per me tra i migliori della loro discografia! Io prima ascolto varie volte il cd1 e poi il cd2 e si tratta di due bei dischetti come fossero due album separati. “The red and the black” mi piace molto quindi è l’unica cosa che non condivido con il recensore. Nessun filler ma “If eternity should fail”, “The red and the black”, “The man of sorrows”, “Death or glory” e “Empire of the clouds” attualmente sono capolavori per le mie orecchie! E attenzione perchè “Tears of a clown”, “The great unknown” e “When the river runs deep” crescono ad ogni ascolto. Da risentire la title-track. Ma che album ragazzi!!! Up the Irons!

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  11. Andrea

    sono un grande fan di bruce ma per il me il migliore degli iron è killers.
    niente cacchi.

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  12. The Griphoner

    Ok, fermatevi proprio.
    CA-PO-LA-VO-RO !!!

    Unica parola.
    E non mi voglio soffermare su momenti “morti” o coretti stantii……mi voglio soffermare sul fatto che dopo 40 anni, riuscire a sfornare un album così, è davvero da pochi eletti del Metal…….
    Mi vien da dire che oltre ai Maiden c’è il vuoto, ma voglio portare immenso rispetto per tutte quelle altre bands, note e meno note che ogni giorno si fanno il culo e soffrendo vanno, portando avanti il loro discorso musicale.
    Ma ragazzi miei, dopo che ascolti quest’album, la visione delle cose cambia un po’.
    Dopo 40 anni, cambia davvero.

    Unica nota a parer mio.
    “Empire Of The Clouds” è la gemma, la perla nera, il diamante di quest’album.
    Credo che sia stato un peccato però, averla fatta durare “solo” 18:00 minuti. Secondo me, nella *penna compositrice* di Dickinson, è rimasto qualcosa di inespresso e di incompiuto.
    A parer mio, a pelle, manca ancora qualche cosa a questa song per essere una suite completa.
    Bellissima, ci mancherebbe, con i suoi stacchi sinfonici, progressive e davvero drammatici.
    Ma se fosse stata completate ed avesse avuto quei 5/7 minuti in più che servivano, sarebbe bastata essa sola per giustificare l’acquisto dell’album.
    Anzi, valeva da sola un album, senza altre songs 😀

    Meravigliosamente Maiden e meravigliosamente “progressista” come album dei Maiden.
    E dopo 40 anni, non può far altro che sorridere e far gioire…….e meno male che erano al capolinea 😀

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  13. Mark HUGE

    Beh neanche gli scorpions hanno scherzato col loro ultimo disco …. Bellissimo così come redeemer of soul dei judas priest che mi è piaciuto molto nonostante i detrattori !!!!!

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  14. Fabio

    Avete notato i nomi appena citati? Bene…morti questi cosa ci rimane? Abbiamo Dream Theater, Avantasia tra i più giovani ma nemmeno poi tanto…hanno ragione i Kiss..il rock e metal stanno morendo…aggiungo purtroppo…ma nn ci sono band emergenti del calibro dei nostri a loro tempo…e l’industria discografica non reputa il genere attrattivo. Poi x radio o tv se sentiamo i gun’s o ac/dc ci esaltiamo…se a the Voice arriva il metallaro con l’ugola lo fanno perdere contro la suora…ragazzi godiamoci i ns vecchietti e fanc……al mondo.

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  15. franz

    Albumino terribilmente noioso, con almeno 50 minuti di troppo

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  16. marco ugolini

    È un album semplicemente incredibile…stupendo dall’inizio alla fine da ascoltare ancora e ancora finché non ti entra dentro come tutte le canzoni maiden…poi quel wah negli assoli e riff è meraviglioso…fantastico non mi aspettavo un album cosi giuro…titani!!!

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  17. paride

    …il tempo si è fermato…anzi, direi che è tornato indietro! grandissimo album…UP THE IRONS!!!

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  18. Stigrancazzi

    In una parola, imbarazzanti. Li ascoltavo a manetta dal debutto fino a No Prayer, oggi non riesco a terminare nemmeno una track senza annoiarmi e passare alla prossima. Buttato via i soldi! La cosa che mi resta più impressa dopo la noia sono i suoni penosi e inutilmente gonfi, quasi a voler sembrare moderni – ma questa è musica vecchia di trent’anni, non ci sta un cacchio il suono gonfio. Bah! 4/10 il mio voto.

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  19. Jack Mangusta

    Questo album per me è meraviglioso…..anche la contestata the Red and the Black, a me piace
    Sulle classifiche delle migliori band heavy metal gli iron li mettono al 4 ° posto…..per me sono al PRIMO!!!! Ho già il biglietto per trieste…ciao ragazzi.

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  20. Michele

    Album bellissimo, mi trovo d’accordo con il precedente commento che oltre agli Iron Maiden e a qualche gruppo comunque già avanti con gli anni come i Dream Teather nn c’è altro di buon metal in giro, nn ho ascoltato l’ ultimo degli Scorpion, il problema è che nn ci sono band degne di portare avanti il rock e metal, ho provato ad ascoltare qualcosa di nuovo ma nn esiste…ceniamo stretti a questi vecchietti perché lo meritano

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  21. stefano

    Io mi sono innamorato del metal sentendo gli Iron Maiden altri non riesco ad ascoltare,solo qualche canzone dei metallica e AC DC,ma sono hard rock.Cmq. l’album e’ bellissimo come sonorita e cben strutturato.Anche se i miei preferiti sono altri.Cmq. da anni e sempre giovani e meglio di altre band.

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