Manilla Road – Recensione: Invasion / Metal (ristampe)

Invasion

La Cult Metal Classics ci permette di ascoltare, con un sound ben poco migliorato (purtroppo i suoni di questo lavoro sono pessimi) rispetto alla precedente riproduzione su CD (ad opera della Reborn Classics), i primi due LP degli americani Manilla Road, alfieri dell’epic metal più oscuro, eroico e cupo in un’edizione che presenta entrambi i lavori. Passando a descrivere subito il primo lavoro riscoperto, ossia ‘Invasion’, datato 1980, non possiamo non constatare come suoni superato e assolutamente inferiore, questo primo LP, rispetto ai suoi successori. Probabilmente il cantante-chitarrista e leader della band, Mark Shelton, subisce ancora troppo l’eredità dell’hard rock americano targato anni ’70 e tale eredità si riflette sul primo disco della band, compromettendone il successo, in virtù anche dello stile stesso del gruppo, troppo criptico e ferale per un sound che doveva presentare più spunti illuminanti. La prima formazione dei Manilla Road, infatti (Mark Shelton alla voce e chitarra, Scott Park al basso, Rick Fisher alla batteria), si presenta compatta ma decisamente “grezza” e priva di eleganza. Il primo album è un concentrato di song caratterizzate da un riffing pesante e ripetitivo, quasi doom e psichedelico in alcuni punti (basti ascoltare in tal senso i tredici minuti di ‘The Empire’), rock in altri, come ad esempio gli stacchi di ‘Cat An Mouse’. Su questo lavoro compare fra gli altri uno dei primi pezzi di epic prodotti della band, ossia ‘Far Side Of The Sun’ che sarà ripreso nel successivo ‘Metal’ dimezzandone il minutaggio (si passa da otto minuti a quasi cinque). Il successivo hard rock di ‘Street Jammer’ può considerarsi decisamente trascurabile, mentre colpisce positivamente il tentativo di ballata acustica di ‘Centurian War Games’, tre minuti e rotti di puri anni ’70, che pongono sugli scudi una delle armi della band, la voce estremamente nasale di Mark Shelton, che spesso ha diviso la platea epic fra estimatori e denigratori. L’album, nel suo complesso, risulta abbastanza ostico da assimilare e richiede attenzione e passione per poter cogliere con il giusto spirito i germi della grandezza che in seguito i Manilla Road produrranno.

Metal

Di tutt’altro segno è il successivo album, ‘Metal’, uscito nel 1982. Con la stessa formazione e solo al secondo lavoro i Manilla Road propongono la loro prima sterzata stilistica, passando dall’hard rock settantiano e psichedelico di ‘Invasion’ ad un sound più robusto ed essenziale che li avvicina di molto all’epic metal di metà anni ’80, ossia il periodo che ha visto fiorire le loro opere migliori. ‘Metal’ inizia le danze con un pezzo arrembante, decisamente metal primitivo ma convincente, come ‘Enter The Warrior’, che non disdegna aperture melodiche inaspettate nella seconda parte della song. Si continua con un brano convincente di due minuti (!!!) intitolato ‘Defender’, che stilisticamente risulta estremamente simile alle composizioni dei Judas Priest del periodo ‘Sin After Sin’. Si passa quindi ad un altro capolavoro, ossia ‘Queen Of The Black Coast’, ispirata ad uno scritto di Robert Howard. In particolare si tratta della tragica storia d’amore fra il personaggio più famoso creato dalla penna dello scrittore americano (Conan il Barbaro) e Belit, la regina della costa nera, comandante di una nave di pirati. Il brano è un pregevole esempio di epic metal dalle tinte rocky che incanta e propone un ottimo lavoro di rifinitura di riffing da parte del leader Shelton. L’album continua con la title-track, altro inno da ricordare, che presenta una vena più melodica e sognante dei nostri (affermazione da prendere con le molle… diciamo che in questo brano vi sono momenti più accessibili che non ti aspetteresti). Si continua con la rockkeggiante ‘Out Of Control With Rock’n’roll’, che presenta anche l’anima più allegra e festante dei nostri. Si giunge quindi a ‘Cage Of Mirrors’, che riprende in parte le atmosfere del primo album , ma le innerva di energia metallica, in un continuo saliscendi emozionale, per un brano che fa della progressione il primo valore principale. Si finisce con la già citata ‘Far Side Of The Sun’, qui riproposta in una versione più snella. Nel complesso ‘Metal’ è già un classico dei Manilla, ma è necessario aspettare l’album successivo per entrare nell’era d’oro della band americana.

Etichetta: Cult Metal Classics

Anno: 2004

Tracklist: CD1:
01. The Dream Goes On
02. Cat And Mouse
03. Far Side Of The Sun
04. Street Jammer
05. Centurian War Games
06. The Empire

CD2:
01. Enter The Warrior
02. Defender
03. Queen Of The Black Coast
04. Metal
05. Out Of Control With Rock & Roll
06. Cage Of Mirrors
07. Far Side Of The Sun

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