Magnum – Recensione: Into The Valley Of The Moonking

Con "Princess Alice" i Magnum sembrano essere entrati in una macchina del tempo. E noi con loro. Sì, perché ci si ritrova proiettati in un’epoca lontana, tra atmosfere medievaleggianti ed un sound che si fonda sul connubio tra arrangiamenti tutto sommato sobri e, per contraltare, armonie vocali sature e celestiali.

E così il viaggio continua, è possibile accorgersene fin dalla splendida "Cry To Yourself" che evidenzia proprio questo suggestivo gioco di voci, merito di un Bob Catley che sembra non invecchiare mai. Un esempio di come si possa ricreare l’epicità di un’era così distante senza gonfiare a dismisura il volume di chitarre e tastiere, con intelligenza e semplicità unite alla passione di chi continua a portare avanti la propria bandiera musicale: l’unica concessione al sentimento "facile", che pure suona genuina, arriva nell’emozionante e definitiva ballad "A Face In The Crowd", Catley sugli scudi più che mai. L’andamento sinuoso, e quasi regale di "The Moon King" e "No One Knows His Name" è incarnazione perfetta della filosofia dei Magnum di oggi – non troppo distanti, poi, da quelli di "On A Storyteller’s Night" -, ma non mancano dei piccoli ed agili attacchi: "Take Me To The Edge" e soprattutto la conclusiva "Blood On Your Barbed Wire" finiscono per risaltare maggiormente anche per il prevalere, nel resto dell’album, di ballad e mid-tempo. Sempre più fondamentali nell’equilibrio del Magnum-sound le tastiere di Mark Stanway, mentre Clarkin stavolta più che in altre occasioni si limita – e non è poco – a lavorare sulla struttura dei pezzi, alle loro basi, senza eccedere in assoli o variazioni che rimangano impresse nell’ascoltatore: a memoria, viene da citare quelli di "In My Mind’s Eye" e "Feels Like Treason", oltre all’incisivo riffing della già menzionata "Blood On Your Barbed Wire". Quel che non c’è è un sussulto che imprima maggior vigor alla proposta complessiva, ma ciò non è necessariamente un difetto: "Into The Valley Of The Moonking" è un’opera omogenea ed efficace, che veicola messaggi e sonorità precise e coerenti e lo fa con passione, senza cedimenti di sorta, con un livello qualitativo che si mantiene costantemente alto.

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer/Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Intro
02. Cry To Yourself
03. All My Bridges
04. Take Me To The Edge
05. The Moon King
06. No One Knows His Name
07. In My Mind's Eye
08. Time To Cross That River
09. If I Ever Lose My Mind
10. A Face In The Crowd
11. Feels Like Treason
12. Blood On Your Barbed Wire

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