Manowar – Recensione: Into Glory Ride

“Into Glory Ride”, secondo album dei Manowar, esce nel 1983 per Megaforce Records (in Europa per Music For Nations) dopo la conclusione del contratto con la Liberty Records (compagnia per cui era uscito il debutto “Battle Hymns”) e vede per la prima volta al drum kit il baffuto Scott Columbus (in realtà il batterista –oggi scomparso- aveva già registrato nello stesso periodo il singolo “Defender” che uscirà in versione differente su “Fighting The World” nel 1987) assoldato da una fonderia di alluminio per prendere il posto di Donnie Hamzik che aveva preferito percorrere la carriera da studio drummer perdendosi gli anni gloriosi in cui la band statunitense ha realizzato capolavori ineguagliabili.

Questo album rappresenta il lato più cupo e serio dei Manowar ed è universalmente conosciuto come la base, il cardine, il pilastro dello stile denominato epic metal. Le sette tracce di “Into Glory Ride” continuano il discorso iniziato con “Dark Avenger” e “Battle Hymns” (presenti nel debutto) e compongono una devastante ed irresistibile prova che solo gli stessi Manowar riusciranno ad eguagliare e superare con i dischi successivi.

Unico punto debole è l’intro idiota dell’opener “Warlord” in cui i guasconi americani non possono far a meno di proporre il loro lato da “conquistatori di femmine” con una narrazione che vede protagonista il nostro eroe che viene scovato in effusioni amorosi dai genitori di una ragazzina sedicenne. A parte questa triste partenza il brano si rivela una delle varianti che non mancheranno mai in un album del gruppo, ossia l’anthem tutto moto, donne e metal che esalta la figura del metallaro che sceglie il proprio destino senza piegarsi a nessuno. Il brano è veloce, conquista subito e rimane l’unico accenno rock del disco.

La seconda traccia, intitolata “Secret Of Steel”, può essere considerata un manifesto per i Manowar e la canzone simbolo dell’epic metal che trae origine dall’heroic fantasy di Robert Howard… non è un caso che la song ricordi proprio una delle narrazioni dello scrittore creatore di Conan il barbaro. Il pezzo è un cadenzato a cui moltissimi si ispireranno ed è esaltato da una prestazione di Eric Adams imbarazzante per qualsiasi altro vocalist che abbia mai provato a cimentarvisi. Le vette emozionali che riesce a trasmettere il singer dei Manowar non si possono descrivere a parole… è necessario ascoltare il brano e lasciarsi trasportare dalla melodia creata dalla magica chitarra di Ross the Boss. Ineguagliabile.

A seguire troviamo “Gloves Of Metal”, anthem ritmatissimo che diventa subito un classico per i live e da cui i nostri realizzano il primo video, chiaramente ispirato alle pellicole heroic fantasy di inizio anni ’80 con tanto di salvataggio di donzelle da parte dei quattro eroi che fanno strage dei vili rapitori. Il pezzo è assimilabile ad una velocità impressionante e si lascia cantare immediatamente; l’assolo di chitarra diventa un altro gioiello di schietta e genuina genialità di Ross the Boss.

La quarta song dell’opera è un altro capolavoro nel capolavoro dei quattro kings of metal; parliamo di “Gates Of Valhalla”, brano dalle molteplici chiavi di lettura, che parte con un ritmo lento e colmo di enfasi per esplodere pian piano in una cavalcata irresistibile che vi farà battere il cuore all’impazzata. Il pezzo inizia subito con la meravigliosa voce di Eric (che anche in questo brano raggiunge vette emozionali impensabili per quasi tutti i suoi colleghi) ben supportata dal basso di Joey per poi farsi avvolgere dal riffing di Ross e dal potentissimo drumming di Scott Columbus.

E’ quindi il turno di “Hatred”, brano fra i più cattivi e feroci dei Manowar… più di sette minuti di odio… il coro recita: “With heart filled hatred black blood runs through my veins!” Anche in questo pezzo, heavy e rallentato, la prova al microfono di Eric domina incontrastata e raggiunge vette incredibili. L’assolo di chitarra di Ross è tipico della vecchia scuola e non mira a sfornare rocambolesche cascate di note bensì si sposa alla perfezione con il mood del brano.

Arriviamo quindi alla parte conclusiva di quest’opera monumentale con altre due tracce-capolavoro di puro ed intenso epic metal; parliamo di “Revelation” e “March For Revenge”. La prima song citata incorona definitivamente Scott come batterista dei Manowar (il ritmo galoppante dettato fin dall’inizio della sua batteria è indimenticabile) e ci fa apprezzare la visionaria forza dei testi di Joey DeMaio, grandioso compositore di quasi tutte le opere della band (anche in questa release si cita solo l’operato di Ross the Boss come co-autore delle sole “Secret Of Steel” e “Gloves Of Metal”). La conclusiva “March Of Revenge” ripropone una matrice compositiva che ricorda vagamente “Battle Hymns” e ci porta per otto minuti e rotti in una dimensione parallela fatta di metallo cadenzato che rappresenta l’essenza della sword & sorcery. Ancora una volta Eric Adams detta i picchi emozionali che si alternano cogliendo l’apice nell’intermezzo lento ed emozionale in cui il singer dimostra di potersi esprimere al meglio in ogni frangente; il pezzo poi si apre grazie alle sciabolate del basso di Joey ed all’assolo di Ross e ritorna alla dimensione iniziale di song cadenzata.

In conclusione, per quanto riguarda “Into Glory Ride”, l’unico aspetto che non convince è una produzione non all’altezza che forse non ha esaltato in modo adeguato l’inestimabile valore di sette brani (in particolare le linee vocali) che dal 1983 in poi verrano citati da esempio per ciò che si intende quando si parla di epic metal.

Etichetta: Megaforce Records

Anno: 1983

Tracklist:

01. Warlord

02. Secret Of Steel

03. Gloves Of Metal

04. Gates Of Valhalla

05. Hatred

06. Revelation (Death's Angel)

07. March For Revenge


Sito Web: http://www.manowar.com/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Tony

    Capolavoro- in realtà insuperato anche dalla stessa band! Fa tristezza pensare alla monnezza che De Maio e soci stanno spacciando nell’ultimo decennio

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