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Integrity – Recensione: Howling, For The Nightmare Shall Consume

Già quattro anni dall’ultima prova in studio “Suicide Black Snake” dunque ritorno in pista per gli hardcorers Integrity del cantante Dwid Van Hellion che licenziano su Relapse Records questo “Howling, For The Nightmare Shall Consume”: un album che si può definire un concept basato sui giorni finali dell’Armageddon e accompagnato come sempre da un hardcore fortemente metallizzato (forse oggi ancor più che in passato), che ha influenzato una miriade di band in circolazione oggi.

Decisamente varie le influenze che contribuiscono a creare le dieci tracce (più la demoniaca intro “Fallen To Destroy”, a base di chitarre melodiche e voci incise al contrario), mantenendo però come minimo comun denominatore un’oscurità e una violenza livida unita alla voce caratteristica, lancinante e slabbrata. “Blood Sermon” è molto death oriented, con qualche spruzzata prettamente hardcore e violenza a piene manate, con un break più melodico e che irrompe dal nulla, accompagnato da un assolo che centra il bersaglio per far chiudere la canzone così come era iniziata e un urlo che rimane sospeso; la chitarra segna l’inizio di “Hymn For The Children Of The Black Flame”, cattiva, veloce, con un assolo maligno e dalla ritmica martellante, un vero e proprio vortice di depravazione sonica. “I Am The Spell” rappresenta in pieno come dovrebbe essere inteso il perfetto mix fra hardcore e metal nello stile degli Integrity, con un’aura più sinistra sul finire appena prima della cavalcata di metal classico -fin dal titolo, anche se non si tratta di una cover del famoso omonimo pezzo- “Die With Your Boots On” che prosegue sulle note di “Serpent Of The Crossroads”, aperta da arpeggi di chitarra che fanno subito tornare alla mente (impressione confermata dall’incedere del brano) un thrash metal classico. Echi sabbathiani (addirittura un organo in apertura) per “Unholy Salvation Of Sabbatai Zevi”, strisciante e in cui la chitarra all’inizio si inerpica lungo sentieri di note efficaci: tempo praticamente doom che verso la fine prende velocità e torna nuovamente al classico suono metal per finire con un break dilaniante; “7 Reece Mews” è il pezzo più particolare del CD, lento, con un parlato accompagnato da chitarre col tremolo che si stagliano su un tempo terzinato e che arriva a tirare in ballo melodie che rimandano ai Radiohead di “Creep” alternandole a sospensioni di chitarre, insomma proprio una partitura riuscita. Momento straniante anche in “String Up My Teeth”, completa di tamburello, voci femminili ai cori ma che sciolgono le briglie nel finale lanciato dall’ispiratissima sei corde: in mezzo c’è la diretta “Burning Beneath The Devil’s Cross”, diretta e potente, e il tutto si chiude con la title-track, vera e propria summa se si vuole capire il genere proposto dagli Integrity in questo album.

Ora come allora, imprescindibili ed in grado di mettere d’accordo diversi spiriti (preponderanza di hardcore e metal classico) con una intransigenza e una potenza incredibili.

Voto recensore
8
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Fallen To Destroy / Blood Sermon 02. Hymn For The Children Of The Black Flame 03. I Am The Spell 04. Die With Your Boots On 05. Serpent Of The Crossroads 06. Unholy Salvation Of Sabbatai Zevi 07. 7 Reece Mews 08. Burning Beneath The Devil’s Cross 09. String Up My Teeth 10. Howling, For The Nightmare Shall Consume
Sito Web: https://www.facebook.com/INTEGRITY.HT/

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