Ingested – Recensione : The Level Above Human

Arrivati al quarto album gli Ingested possono essere ormai definiti come dei veterani del deathcore più violento, imbastardito con quegli elementi brutal e slam che oggi hanno molta presa su un certo tipo di pubblico. Rispetto a molti loro colleghi la band di Manchester riesce in qualche modo a far emergere una maggiore identità e un uso più circostanziato dei cambi di ritmo, cercando un, spesso riuscito, equilibrio tra violenza, breakdown pesantissimi, tecnica e velocità; con anche qualche infiltrazione più melodica che aiuta a stemperare l’insieme.

Se prendiamo ad esempio i primi due brani, abbiamo da un lato una più quadrata e classicamente slam “Sovereign”, mentre già “Invidious” pone un maggiore accento su passaggi diversificati ed elementi affini al death metal più classico. Intendiamoci, gli Ingested si guardano bene dall’uscire dai confini angusti del genere, proponendo di base una miscela di elementi totalmente ascrivibili ad una visione ben precisa di come si propone lo stile in questione. Quello che però gli riesce particolarmente bene e mettere in piedi delle singole canzoni efficaci e scorrevoli, mai troppo lontane da una certa “orecchiabilità” (e qui le virgolette sono d’obbligo).

I quasi quarantacinque minuti di “The Level Above Human” si ascoltano senza fatica e per un album con queste caratteristiche si tratta di un pregio notevole. Piccoli infiltrazioni di melodia rendono “Misery Leech” un brano estremamente riuscito, così come la successiva “Purveyors Of Truth” mostra un groove dinamico senza sbavature.

Una precisione esecutiva e una calibratura perfetta che sono il marchio di fabbrica di ogni singolo pezzo e che impressionano soprattutto nei momenti di maggiore velocità, come in “Trascendence Of Gods” o “The Crimson Oath”. Una varietà che arriva in alcuni momenti a sfruttare passaggi melodici dalle tinte cupissime, come ad esempio in “Last Rites”, che parte da una chitarra acustica per crescere poi progressivamente in brutalità, o la conclusiva “Obsolescent”, canzone completamente strumentale che mette in evidenza anche un buon gusto nell’uso delle armonie di chitarra e nella creazione di atmosfere dalle tinte dark (ma sempre accostabili al death metal).

Decisamente un gradino sopra alla media.

Voto recensore
7
Etichetta: Unique Leader Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Sovereign 02. Invidious 03. Misery Leech 04. Purveyors Of Truth 05. Transcendence Of Gods 06. Better Off Dead 07. Last Rites 08. The Crimson Oath 09. Purge The Parasite 10. Obsolescent

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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